Il Tirreno

Livorno

I proprietari lavorano a Livorno e a Collesalvetti ma abitano a Fauglia. Il bottino: duemila euro e un orologio

Banditi scatenati nella villa

Francesca Suggi
Antonella ripensa ai drammatici momenti vissuti durante la notte
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Antonella ripensa ai drammatici momenti vissuti durante la notte

Padre, madre e figlio legati, minacciati e picchiati da 4 giovani

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 FAUGLIA. Cuscino premuto in faccia, fucile puntato alla tempia, gli urlano di mostrare la cassaforte, «Sennò ammazziamo tutti». Carlo Quaratesi è bloccato nel letto dai rapinatori insieme alla moglie impietrita dalla paura, mentre il figlio è legato mani e piedi in camera. Botte, minacce: è l'inferno nella villa di Luciana.  Un dramma durato quasi un'ora per la famiglia livornese abitante a Fauglia, che si addormenta dopo una chiacchierata serale come tante, e alle 2 viene svegliata da quattro uomini incappucciati, in tuta. Che si infilano in casa, dalla finestra della cucina e cominciano a picchiare, rompere, minacciare con una pistola - che poi si rivela una scacciacani - in cerca di soldi e gioielli.  Ma soprattutto alla ricerca di quelle cassaforti di cui i quattro malviventi, tutti giovani, probabilmente slavi, con un quinto fuori in auto ad aspettare, sembrano conoscere l'esistenza. Carlo, Antonella, il figlio Davide di 28 anni: la famiglia Quaratesi è ancora sotto choc. Sono proprio loro, persone per bene e grandi lavoratori, a raccontare sotto il porticato della villetta, lungo la strada del borgo, questo sequestro lampo a scopo di rapina. Ora che l'incubo è finito.  «E' evidente che ci conoscevano, perché ci hanno anche chiesto dove era l'altro nostro figlio che per fortuna era a dormire fuori», si mette le mani nei capelli Antonella che lavora in una mensa di Livorno.  Si sta riprendendo dallo spavento: la camera è ancora da sistemare con tutti i cassetti aperti, svuotati in terra e gli armadi a soqquadro. Non si salva la fuciliera, con tutte le armi regolarmente dichiarate dalla famiglia di cacciatori, subito preda della furia dei rapinatori. Obbligano ad aprirla Carlo Quaratesi, responsabile della ditta di Collesalvetti "Borgo Immobiliare" che si occupa di edilizia. Poi tornano in camera da letto, dove la moglie che ha le mani legate con la corda di una borsetta, è tenuta sott'occhio da uno della banda che la malmena. Una volta lì, caricano uno dei fucili prelevati con pallottole sempre trovate in casa e tornano a minacciare di morte tutti.  Vogliono una terza cassaforte da aprire: ne hanno già viste due, dentro duemila euro in totale. Sono convinti che ce ne sia un'altra: urlano, minacciano, continuano a schiaffeggiare la coppia. «Mio marito e io continuavamo a ripetere che in casa avevamo solo due casseforti, li scongiuravo di crederci - ripercorre i fotogrammi del terrore Antonella -. Pregavo loro di non toccare mio figlio».  Davide, studente universitario a Pisa, è in camera da letto. E' legato alle mani con il laccio di una macchina fotografica e ai piedi ha il filo del carica cellulare stretto alla caviglia. E' lui ad avere il primo impatto notturno con i ladri, lui a ricevere i primi schiaffoni (addirittura un orologio in testa gli provoca una piccola ferita). E' sempre lui il primo ad essere successivamente chiuso a chiave in camera. Una volta "sistemato" il giovane, i malfattori fanno la stessa cosa ai genitori legandoli, chiudendoli dentro e consegnando alla mamma la chiave della stanza del figlio. La furia sta per finire: i quattro decidono di andar via, lasciano l'unico fucile della casa prelevato in giardino e scappano dalla porta principale con un bottimo di 2mila euro e un anello. «Alle 3 abbiamo subito chiamato i carabinieri, sono venuti dopo quelli della scientifica a fare i rilievi. Quel che possiamo dire, terrore a parte, è che queste persone ci conoscevano», conclude Antonella.

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di Redazione web