Il Tirreno

Livorno

Votanti, siamo la città record

L’esultanza del Comitato Acqua Bene Comune
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L’esultanza del Comitato Acqua Bene Comune

In quattro seggi l'affluenza vola addirittura oltre l'80%

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 LIVORNO. Non esiste in tutta Italia un'altra città - quantomeno fra gli oltre cento capoluoghi di provincia - in cui così tanti elettori siano andati alle urne: più di 88mila, cioè il 68,3%. Già domenica sera alle 22 era stata oltrepassata la soglia simbolica del quorum collocando la nostra città al terzo posto nazionale ma ieri mattina l'afflusso di altri 18mila cittadini alle urne ha fatto galoppare la percentuale al punto da permetterci di sorpassare Reggio Emilia e Modena.  E ancor più alta è stata l'affluenza a Collesalvetti: al di sopra del 70% (70,34%). Ma né l'una né l'altra cosa sono una novità: questo primato livornese nell'urna referendaria lo ritoviamo anche nel 2005 (procreazione assistita). E nello stesso anno il listone ulivista consegue nella nostra città il secondo miglior risultato in campo nazionale. Idem per Collesalvetti, dove nel 2004 un'alleanza fra centrosinistra e Rifondazione aveva fatto eleggere (con il 77,1%) uno dei dieci sindaci più votati d'Italia.  E questi sono solo alcuni fra gli esempi che si possono pescare nell'album degli amarcord: senza contare che, benché quindici anni di flop abbiano fatto precipitare la partecipazione ai referendum, l'affluenza di questa volta non arriva sorprendentemente vicino a quella che nella nostra città si riscontrò nel 1987 nel precedente referendum anti-nucleare (71,7%). Ed è superiore al celebre voto del '91 anti-Craxi che invitava ad andare al mare.  E' talmente schiacciante la maggioranza del sì - oltre il 96% - che non mette conto di soffermarsi sulla geografia del voto. Com'è stato ripetuto, era il quorum il metro per misurare qualsiasi significato politico del poker di referendum, sia che si guardi alle materie dei quesiti sia che si pensi al grado di consenso al governo Berlusconi.  Meglio guardare dunque alla mappa delle affluenze zona per zona. Salta agli occhi che sono a La Rosa i seggi in testa alla classifica della voglia di votare: medaglia d'oro per il numero 165 (85,6%), quello dove vota chi abita fra via Lambruschini e via Machiavelli; argento per il 168 (83,7%), riservato ai residenti fra via Muratori e via Montessori. Sopra l'80% anche il 159 (zona via Giotto-via Francia a cavallo fra Leccia e Scopaia). E poi a seguire la grande fascia delle periferie: altri due alla Leccia (il 158 e il 161) e un altro a La Rosa (il 167), un'accoppiata a Coteto (il 97 e il 98) e altrettanti fra Colline e Stazione (il 59 e il 93), uno alle Sorgenti (l'88), uno a Salviano (il 150). Eppure solo uno (il 69 "shangaino") in tutta la periferia popolare nord tradizionalmente rossa. Eppure addirittura uno anche in una zona residenziale come lo stadio (il 126, al quarto posto con il 79,7%).  Al tirar delle somme, in 21 seggi (su 172) i votanti oltrepassano il 75%. E se è vero che questa "linea d'ombra" era stata varcata in 32 sezioni alle elezioni comunali di due anni fa, può destare meraviglia il fatto che lo standard di affluenza per queste schede referendarie sia stato paragonabile a quello dell'ultimo voto per la poltronissima di sindaco (69,8%). Anzi, a dirla tutta, in poco meno della metà dei seggi (75) la percentuale di affluenza di ieri è risultata più alta di quella alle elezioni del 2009. Di più: in sette seggi l'impennata è stata addirittura superiore ai dieci punti percentuali: con una punta del 18% al seggio 7 nella zona del Nautico e una del 14,1% al seggio 47 (zona viale Marconi).  A trainare adesso la corsa alla partecipazione sono state le donne: alle urne in più di 46.300 (contro meno di 42mila uomini). In verità, la percentuale di votanti al femminile è di almeno mezzo punto inferiore a quella dell'altra metà dell'elettorato, quello maschile. Ma tutto questo rappresenta uno straordinario balzo in avanti rispetto alla differenza di 4-5 punti percentuali che si è spesso registrata in precedenti round di referendum.

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