Il Tirreno

Livorno

Nascosto nel bagagliaio per 4 giorni

Juna Goti
Gli uomini della Finanza e gli agenti della Polmare controllano i mezzi in arrivo al porto di Livorno (foto di archivio). Sopra il traghetto Ikarus Palace
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Gli uomini della Finanza e gli agenti della Polmare controllano i mezzi in arrivo al porto di Livorno (foto di archivio). Sopra il traghetto Ikarus Palace

Scoperto clandestino su un'auto arrivata in nave dal Marocco

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 LIVORNO. Dal Marocco all'Italia nascosto nel bagagliaio di un'auto. Da Tangeri a Livorno, nascosto nel bagagliaio di un'auto chiusa nella stiva di una nave. Ai volontari della Misericordia e ai medici che lo hanno soccorso nella notte ha detto di chiamarsi Hassan Barhoum e di avere 35 anni.  Di certo c'è che rannicchiato in quell'angolo di azzardo, tra il sedile e la portiera del suo "passaporto" per l'Italia, c'è rimasto quasi quattro giorni. Quattro infiniti giorni a sperare di non essere scovato. A mangiare frutta e un panino al tonno. Un morso alla volta, perché bastassero per tutto il viaggio.  L'uomo, clandestino di origine marocchina, è stato trovato dai finanzieri che giovedì sera hanno controllato mezzi e passeggeri sul molo 14 della Darsena Toscana. È qui che in serata ha fatto scalo la nave Ikarus Palace del gruppo Grimaldi: un traghetto merci e passeggeri che da novembre, per la prima volta, collega direttamente il Nordafrica alla Spagna e all'Italia. La Ikarus è partita martedì da Tanger Med, il porto marocchino di Tangeri, ha raggiunto la penisola iberica mercoledì e, infine, giovedì sera ha toccato terra labronica. L'uomo ha raccontato di essere entrato nell'auto qualche ora prima dell'imbarco.  Stando alle prime ricostruzioni, i finanzieri si sono accorti di quel non-passeggero durante le operazioni di sbarco. Sulla banchina sono arrivati gli agenti della Polmare che operano alla frontiera e i volontari della Misericordia. È a loro che il marocchino ha raccontato i primi flash di un viaggio disperato, ai limiti del surreale. Soprattutto per chi, sul traghetto mediterraneo, è abituato a salirci per assaggiare la movida della Spagna e il sole dell'Africa.  Il marocchino è salito sull'ambulanza. Gli facevano male l'addome, lo stomaco, le gambe. «Ho mangiato frutta e un panino al tonno», ha detto in un francese stentato ai primi soccorritori. «Me lo sono fatto bastare, ne ho mangiato un po' alla volta». Ha riferito di essere rimasto nella stiva del traghetto quattro giorni: si sarebbe infilato nell'auto a Tangeri, qualche ora prima della partenza, e non in Spagna, come ipotizzato nei primi minuti dagli agenti di frontiera.  I dettagli, comunque, sono tutti da definire. Resi più ingarbugliati dalla condizione di clandestinità. Dalla paura di parlare e dalle cose da nascondere.  In ospedale l'uomo è arrivato un po' debilitato e con qualche dolore. Ma comunque incredibilmente in buone condizioni. Gli hanno fatto una radiografia al torace, controllato la pressione. Sul referto si legge: «Clandestino trovato in auto sotto bagaglio in nave». Poche parole che nascondono il dramma di chi forse non ha altro da perdere, se non la vita.  È stato dimesso la notte stessa e riportato subito - come previsto dalla legge - sulla nave con cui ha tentato l'impossibile conquista di una nuova terra. Il comandante salperà stasera e lo riporterà sulla costa africana.  Ha detto di chiamarsi Hassan. Hassan Barhoum. Come il famoso giornalista marocchino arrestato più volte e rilasciato per la sua attività di "Cyber dissidente", di blogger spesso in fuga sul filo degli eventi internazionali. È proprio per questo omonimo illustre che gli addetti ai lavori non escludono che quelli dichiarati siano solo dati di fantasia, pescati nel mare della clandestinità.  C'è ancora da capire come il marocchino abbia fatto a infilarsi su quella nave, in quell'auto. Una versione più nascosta dei barconi della disperazione? Finanza e Polmare stanno indagando per capire se il titolare del mezzo a quattro ruote sia complice del clandestino, addirittura traghettatore con tornaconto oppure davvero passeggero colto di sorpresa.  Resta la traversata infernale. Resta quella speranza delusa, vissuta tra i bagagli e la portiera. Strizzata tra i finestrini, la frutta e un po' di tonno.

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di Redazione web