Il Tirreno

Livorno

Mau, la Roccia che non aveva paura di nulla

Roberto Cestari
Mau, la Roccia che non aveva paura di nulla

«Così solare e allegro, così serio e affidabile. E con il suo mare dentro al cuore»

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 LIVORNO. Il dolore si mescolava ai ricordi, ieri lungo i vialetti dell'obitorio dell'ospedale, dove è stata composta la salma di Maurizio Vestri, il surfista di 53 anni ucciso da un malore mentre era in mare col kite davanti ai Tre Ponti.  Nello spiazzo davanti alla camera ardente, dove la moglie Fiorella, distrutta dal dolore eppure composta nel manifestarlo, era letteralmente abbracciata alla bara di legno chiaro del suo Maurizio, era un ininterrotto pellegrinaggio di amici, parenti e colleghi di lavoro. Volti sgomenti, non solo addolorati, nel senso che la gente sembrava quasi non credere che Maurizio, "La Roccia", non ci fosse più, proprio lui che sembrava indistruttibile e che non era mai secondo a nessuno.  E così le frasi si intrecciavano, tra chi parlava di onde e di vele, e cercava di ricostruire le fasi dell'ultima regata di Maurizio nel "suo" mare, e chi invece ricordava il marito e il padre affettuoso, oppure il collega coscienzioso, ma anche l'appassionato della buona tavola. Mauro Collaveri ha passato i 60, ed è uno dei pionieri del surf a Livorno, uno di quelli che ha trasmesso a Maurizio Vestri la passione per il vento e le onde. «Non riesco quasi a credere che Maurizio se ne sia andato - spiega - sono ormai quasi 30 anni che andavamo in mare insieme, e lui era uno che non aveva paura di nulla, che quando incontrava una difficoltà la superava e basta. Era una persona solare come poche - prosegue Collaveri - eppure altrettanto seria e soprattutto affidabile se si doveva affrontare situazioni serie, di ogni genere. E poi era un padre affettuosissimo, che stravedeva per la sua bambina, e già la stava iniziando al nostro sport».  Di Maurizio Vestri sportivo parla anche un altro surfista con i capelli bianchi, Franco Luperini, che sottolinea ancora una volta come Maurizio se ne sia andato facendo quello che era una delle cose belle della sua vita. Luperini per prima cosa ricorda il grande velista, che oltre a vincere titoli italiani nella minialtura, rischiò di andare alle olimpiadi sui catamarani della classe Tornado. «Era un uomo che non si fermava davanti a niente - spiega con un sorriso - ricordo una volta che c'erano 45 nodi di vento. Lui arrivò ai Tre Ponti, dove eravamo tutti a riva, ci guardò e montò una vela di 3 metri. "Ma dove pensi di andare", gli chiesi, e lui per tutta risposta entrò in acqua in mezzo ai cavalloni, si fece un quarto d'ora tra le onde e rientrò senza grossi problemi. Per lui il mare non era mai impossibile».  Ma Maurizio Vestri non era solo un uomo senza paura, era anche una persona estremamente seria e coscienziosa, come riferisce un collega di lavoro della Crc Italia, che ha sede a Livorno. «Era entrato con noi 26 anni fa ed aveva saputo raggiungere una posizione di grande responsabilità - spiega - diventando l'incaricato della gestione degli ordinativi alla casa madre, forse il ruolo più importante di tutta l'agenzia. E poi era una persona splendida, sempre allegra e disponibile, ma anche pronto a risolvere i problemi e le difficoltà che si incontravano sul lavoro. Ed era un lavoratore serio e responsabile come pochi - conclude il collega - non pensate che guardasse l'orologio per scappare dall'ufficio e andare al mare: ci andava sì, ma solo quando aveva messo a posto tutto quanto sul lavoro. Per la nostra azienda è statao un colpo terribile».  E Michela Balestri, mamma di un compagno di scuola di Lucrezia, la figlioletta adorata di 12 anni, ricorda il padre affettuoso e presente come pochi accanto alla figlia. «Era sempre pronto ad aiutarla, si faceva in quattro per lei ed era sempre molto attivo nella vita della classe - spiega - ricordo come sabato ci sia stata la recita di fine anno della classe e lui è venuto con la telecamera ed ha ripreso tutto lo spettacolo. E mi ha spiegato che in questo modo avrebbe potuto farlo vedere alla mamma, Fiorella, che doveva lavorare tutto il giorno».  Infine i generi di Maurizio Vestri, Giuliano Chiti e Giuliano Gargani, che con le lacrime agli occhi sottolineano il grande amore per la famiglia e l'estrema e affettuosa disponibilità verso i parenti, per i quali era sempre pronto a farsi in quattro. E il signor Gargani, che abita a San Miniato, ricorda sorridendo l'amante della buona tavola: «Quando poteva, veniva da noi a mangiare i tartufi, ma la sua grande passione era il cinghiale: e alla fine ne prendeva sempre un secondo piatto».

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