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Livorno

Livornina d'Oro ad Aldo Santini"Narratore e spirito della città"

Livornina d'Oro ad Aldo Santini"Narratore e spirito della città"

Giornalista e scrittore, autore di memorabili libri molti dei quali dedicati alla sua città, ha ricevuto dalle mani del sindaco la massima onorificenza

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“Non so se merito davvero la Livornina d’Oro. Ma intanto me la prendo”. Con lo spirito dissacrante e affettuoso che lo caratterizza, Aldo Santini ha accolto dalle mani del sindaco Alessandro Cosimi la Livornina d’oro, massima onorificenza della città; un riconoscimento prestigioso, che Santini ha voluto dedicare a Carlo Lulli, un altro giornalista illustre, protagonista insieme all’allora sindaco Alì Nannipieri della battaglia per non far morire un giornale “Il Telegrafo”, poi Il Tirreno, quando, nel 1976, l’editore Monti voleva chiuderlo.

“Aldo Santini è l’incarnazione della livornesità “positiva” - ha dichiarato il sindaco - quella livornesità che esce dalle mura e si confronta con l’ottica esterna, per leggere a distanza i propri pregi e difetti. Con la sua valigia è partito verso il mondo - ha aggiunto - ma è sempre stato legato alla sua città con il cordone ombelicale. Livorno ha goduto e gode delle sue descrizioni. Ci ha regalato i ritratti di molti livornesi, grandi capitani di industria e semplici cittadini e attraverso di loro ha raccontato quello che succedeva a Livorno e nel mondo. E lo ha fatto con una profonda capacità di analisi e di approfondimento, con un senso della notizia legato all’etica, e con un alto livello di partecipazione ed emotività che però non ha mai stravolto fatti ed eventi”. “Santini ha rappresentato Livorno con orgoglio, senza nascondere i nostri difetti, con una penna mai banale, sempre intelligente e sagace. Io come sindaco - ha concluso - sono orgoglioso di questa città, ma voglio riconoscerne per primo i difetti, sapendo che Aldo Santini ne ha descritto tanto i pregi. Ed è per questo motivo che abbiamo deciso di conferirgli la Livornina d’oro”.

“Ha cantato le gesta della città, l’ha raccontata con profondità e l’ha nobilitata” ha sottolineato a sua volta Roberto Bernabò, direttore de Il Tirreno. “Aldo è una figura meravigliosa per il giornalismo, un giornalista di rango, tenace e grintoso nel fare questo mestiere; io l’ho conosciuto attraverso le sue cartelle, i suoi pezzi scritti di getto sulla sua Olivetti, in uno stile che si fa leggere più di altri. Da inviato amava scendere in campo, andare direttamente nei luoghi per carpirne l’essenza che poi ci faceva rivivere in una narrazione coinvolgente”.

Anche Bruno Manfellotto, direttore de L’Espresso ed ex direttore de Il Tirreno, ha avuto parole di elogio per Aldo Santini: “Aldo Santini è la memoria di Livorno, ha raccontato 40 anni della storia di questa città e merita la Livornina fino in fondo” ha sottolineato, prima di tesserne gli elogi come inviato.

“Gli inviati - ha detto Manfellotto - si dividono in due categorie: quelli per cui è solo una qualifica contrattuale, e quelli per cui è un modo particolare di fare giornalismo. Aldo rientra in questa seconda categoria, e possiede tutte le precise qualità che occorrono per essere un grande inviato. La prima è stare bene in salute, la seconda è avere una grandissima capacità di raccontare, dote innata ma che Aldo ha alimentato anche leggendo moltissimi libri. Terza ed ultima qualità, l’umiltà, che consente ai grandi inviati come Aldo Santini, di affrontare e raccontare il mondo senza preconcetti”.

Ma è stato lo stesso Santini a descriversi, prima di ricevere la Livornina: ”Penso di essere un degno allievo di quella disciplina sempre più trascurata che è la livornesità”, ha detto. “Attenti, però, una livornesità civile, direi colta, basata cioè su fatti concreti, storici, datati. Polemica, certo, sennò che livornesità è, esposta con voce tesa, gridata, addirittura urlata. Ma senza volgarità”.

Quello di Aldo Santini è stato un intervento sul filo dei ricordi e della livornesità, con continui passaggi dalla sue esperienze di vita nella Livorno del primo novecento (è nato nel 1922 in piazza dei Santi Pietro e Paolo), a spaccati di storia e richiami a personaggi noti e meno noti: gli Orlando, Cosimo de’ Medici, ma anche gli Scarronzoni e il custode del Tecnico, Filea, fratello della Ciucia. E tra i ricordi, i giorni della famosa burla di Modigliani (1984) e la vicenda della chiusura del Telegrafo.

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di Redazione web