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LESPERTO
Il prof Falco invita ad essere prudenti con i numeri
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Il professore Giancarlo Falco 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Qualunque tentativo di spingere a ritroso la disaggregazione degli indicatori economici su scala provinciale va preso con molta, moltissima cautela: il numero può avere un fascino in sé ma finora non si è riusciti a compiere questo tipo di operazioni con una sufficiente attendibilità scientifica». Il prof. Giancarlo Falco, apprezzato storico dell'economia, docente a Pisa ma almeno per metà livornese, invita a alla prudenza: «Si tratta tutt'al più di stime con larga approssimazione, ricostruite sulla base di aggregati di livello nazionale». Livorno arriva alla metà dell'Ottocento con un modello di sviluppo incentrato sul "porto franco" che l'unificazione sabauda cancellerà e su una strategia di porto di deposito che arriva al capolinea in quegli stessi anni? Come dire: quel primato-simbolo del 1861 come provincia più ricca è l'ultimo frutto di una stagione (granducale) che si sta spegnendo? Falco invita ad andare con i piedi di piombo con i numeri ma, se possibile, raddoppia il suggerimento in modo ancor più perentorio per quanto riguarda le interpretazioni: «C'è un "buco" negli studi sull'evoluzione degli ingranaggi nascosti della storia economica della città: lascia in ombra il periodo che va grossomodo dal 1840 al 1880». Lo studioso ricorda, ad esempio, che successivamente vedrà Livorno subire i contraccolpi della crisi della Banca Tiberina coinvolta in speculazioni immobiliari («c'erano capitali livornesi lì dentro») così come «i guai di un'altra banca locale che bruciano i patrimoni di un gruppo di operatori travolti dalle traversie di una società zuccheriera di Ancona». Guardando all'indietro si rischia di credere che la città sia sempre stata quel che è adesso. «E' un fenomeno - dice Falco - che si ritrova spesso nelle città sottoposte a grandi trasformazioni del proprio assetto: personalmente l'ho rivisto studiando Trieste. Invece la Livorno di oltre un secolo fa vede esaurire il modello di portualità che l'aveva condotta al successo, poi l'affermarsi di un polo industriale (anche con capitali stranieri), infine una nuova stagione di centralità del porto come fulcro logistico».
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