Brave ragazze ladre
Aumentano i furti per noia e per «moda»
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LIVORNO. C'è chi risponde: «Oh senti, qui si può rubare, lo sanno tutti... ma se vuoi te lo pago». Chi, dopo avere staccato l'antitaccheggio ed essere stato beccato, alza anche il mento: «Non vorrai mica che ora ti dia 20 euro per una maglietta bucata». E chi, invece, si mette a piangere e tira fuori dal portafoglio 50 euro: «Non chiamare casa, i soldi ce li ho...».
Di solito sono ragazzine. Ragazzine giovanissime, tra i 13 e i 16 anni. Entrano nei negozi (meglio se grandi catene di abbigliamento e accessori, con i camerini di prova e gli scaffali lontani dalle casse) e rubano. Rubano soprattutto magliette e cinture: 10, 20, 40 euro. Lo scorso venerdì in quattro sono state arrestate in via Ricasoli dopo avere nascosto nella borsa i vestiti "presi in prestito" dagli scaffali di mezzo centro: toscane tra i 15 e 17 anni, in trasferta a Livorno per divertirsi e fare shopping. Gratis. Tre sono finite in manette per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale («Fatti i caz... tuoi, non mi puoi guardare nella borsa»), una è stata anche denunciata perché aveva con sé il coltello usato per strappare via l'antitaccheggio.
Scenario simile due giorni fa: tre adolescenti sono state denunciate per un tentato furto di magliette da Bershka, in via Grande. In borsa avevano le canottiere e i dispositivi che fanno scattare l'allarme, staccati - anche questi - con l'aiuto delle forbici. Scenario da ciak di "Thirteen"? Forse troppo. Ma neppure ragazzate isolate o piccoli furti dettati dal bisogno. Il fenomeno delle brave ragazze ladre per noia, per gioco o «perché se grido più forte forse qualcuno mi sente» è in forte crescita. A lanciare l'allarme sono gli stessi responsabili delle grandi catene che si affacciano sui portici: alcuni negozi che fanno parte della catena di Zara, al momento di fare l'inventario hanno registrato ammanchi importati, dovuti proprio ai furti.
Brutto, per le ragazze e per i dipendenti, che rischiano anche di pagarne le conseguenze. Per arginare il fenomeno - moda? - la scorsa settimana ai lavoratori di Stradivarius è stato chiesto di firmare una liberatoria: servirà a installare le telecamere a circuito chiuso all'interno del negozio. Da settembre a oggi, le ragazze fermate con l'antitaccheggio in una mano e la merce nell'altra sono state una ventina: tutte minorenni, con chiamata immediata ai genitori. Alcuni sono corsi a pagare, pregando i responsabili di non sporgere denuncia, altri si sono presentati con toni ben diversi. Quasi dovessero essere i dipendenti a scusarsi «per avere frugato nelle borse dei nostri figli».
Ai venti casi risolti senza chiamare polizia e carabinieri si aggiungono due denunce: «Una ragazza aveva in borsa 1500 euro di capi rubati, l'altra ha iniziato ha gridare con aria strafottente. Diceva: "Questa maglia è anche bucata, non penserete mica che ve la paghi". Quando è troppo è troppo...». Stesso allarme da Tezenis («Cercano di portare via reggiseni, slip e costumi. Sono giovanissime, sempre in gruppetti di tre o quattro) e, soprattutto, da Bershka. «Facciamo questo lavoro da parecchi anni - ripetono i responsabili - Fino a qualche tempo fa riconoscevi subito i casi difficili: ragazze sboccate, magari un po' trasandate. Ora non è più così. La ragazzina che abbiamo fermato due giorni fa con la merce in borsa, ci ha detto: "Cosa volete, lo fanno tutti, si sa che qui si può rubare...". Lo ha detto così, come se parlasse a un amico. Amici che, fra parentesi, erano fuori ad aspettare come se niente fosse...».
Di solito sono ragazzine. Ragazzine giovanissime, tra i 13 e i 16 anni. Entrano nei negozi (meglio se grandi catene di abbigliamento e accessori, con i camerini di prova e gli scaffali lontani dalle casse) e rubano. Rubano soprattutto magliette e cinture: 10, 20, 40 euro. Lo scorso venerdì in quattro sono state arrestate in via Ricasoli dopo avere nascosto nella borsa i vestiti "presi in prestito" dagli scaffali di mezzo centro: toscane tra i 15 e 17 anni, in trasferta a Livorno per divertirsi e fare shopping. Gratis. Tre sono finite in manette per furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale («Fatti i caz... tuoi, non mi puoi guardare nella borsa»), una è stata anche denunciata perché aveva con sé il coltello usato per strappare via l'antitaccheggio.
Scenario simile due giorni fa: tre adolescenti sono state denunciate per un tentato furto di magliette da Bershka, in via Grande. In borsa avevano le canottiere e i dispositivi che fanno scattare l'allarme, staccati - anche questi - con l'aiuto delle forbici. Scenario da ciak di "Thirteen"? Forse troppo. Ma neppure ragazzate isolate o piccoli furti dettati dal bisogno. Il fenomeno delle brave ragazze ladre per noia, per gioco o «perché se grido più forte forse qualcuno mi sente» è in forte crescita. A lanciare l'allarme sono gli stessi responsabili delle grandi catene che si affacciano sui portici: alcuni negozi che fanno parte della catena di Zara, al momento di fare l'inventario hanno registrato ammanchi importati, dovuti proprio ai furti.
Brutto, per le ragazze e per i dipendenti, che rischiano anche di pagarne le conseguenze. Per arginare il fenomeno - moda? - la scorsa settimana ai lavoratori di Stradivarius è stato chiesto di firmare una liberatoria: servirà a installare le telecamere a circuito chiuso all'interno del negozio. Da settembre a oggi, le ragazze fermate con l'antitaccheggio in una mano e la merce nell'altra sono state una ventina: tutte minorenni, con chiamata immediata ai genitori. Alcuni sono corsi a pagare, pregando i responsabili di non sporgere denuncia, altri si sono presentati con toni ben diversi. Quasi dovessero essere i dipendenti a scusarsi «per avere frugato nelle borse dei nostri figli».
Ai venti casi risolti senza chiamare polizia e carabinieri si aggiungono due denunce: «Una ragazza aveva in borsa 1500 euro di capi rubati, l'altra ha iniziato ha gridare con aria strafottente. Diceva: "Questa maglia è anche bucata, non penserete mica che ve la paghi". Quando è troppo è troppo...». Stesso allarme da Tezenis («Cercano di portare via reggiseni, slip e costumi. Sono giovanissime, sempre in gruppetti di tre o quattro) e, soprattutto, da Bershka. «Facciamo questo lavoro da parecchi anni - ripetono i responsabili - Fino a qualche tempo fa riconoscevi subito i casi difficili: ragazze sboccate, magari un po' trasandate. Ora non è più così. La ragazzina che abbiamo fermato due giorni fa con la merce in borsa, ci ha detto: "Cosa volete, lo fanno tutti, si sa che qui si può rubare...". Lo ha detto così, come se parlasse a un amico. Amici che, fra parentesi, erano fuori ad aspettare come se niente fosse...».
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