Gioco
Nella stessa situazione i 150 lavoratori livornesi della De Tomaso. Ma limprenditore assicura: «Non mollo»
Rossignolo aggredito dagli operai a Torino
Cristiano Meoni
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Gianmario Rossignolo sale sulla macchina circondato dagli operai che lo hanno contestato per il mancato pagamento degli stipendi Problemi finanziari: De Tomaso non paga gli stipendi ed esplode la rabbia delle tute blu
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LIVORNO. L'aveva detto il direttore generale di De Tomaso, Claudio Degrate: «A Torino tira una brutta aria». Ma nessuno osava immaginare che Gian Mario Rossignolo, il presidente della casa automobilistica, venisse aggredito e insultato. E' successo ieri pomeriggio, fuori dalla sede della Regione Piemonte dove Rossignolo aveva avuto l'ennesimo infruttuoso incontro per lo sblocco della cassa integrazione per i 900 operai dello stabilimento di Grugliasco. Alcune decine di lavoratori che protestavano per il mancato pagamento degli stipendi hanno avvistato l'imprenditore uscire da un'uscita secondaria, lo hanno rincorso e hanno circondato la sua auto, una "Deauville". Secondo i resoconti dei giornalisti presenti, Rossignolo è stato insultato e la sua macchina presa a calci. Con lui c'era anche il manager livornese Degrate. De Tomaso si trova alla prese con grossi problemi finanziari, nonostante l'accordo con un partner indiano che sarebbe pronto a investire 100 milioni nella produzione delle auto. La casa automobilistica ha ottenuto quasi tutti i finanziamenti pubblici che aveva richiesto - meno quello della Regione Piemonte - che però non sono ancora utilizzabili. E quindi, per pagare ogni mese 1100 stipendi - o meglio anticipare la cassa integrazione che sarà in seguito pagata dall'Inps - deve ricorrere a mezzi propri della famiglia Rossignolo oppure farsi anticipare i soldi dalle banche. Il problema è che le banche li concedono con sempre maggiore difficoltà, e questo si traduce in ritardi, più o meno lunghi, nel pagamento degli stipendi. Lo stipendio in pagamento alla fine di maggio ancora gli operai non l'hanno visto. La famiglia Rossignolo sta cercando di stipulare polizze assicurative per escutere i 19 milioni di euro di finanziamento sbloccati dall'Unione Europea, nel frattempo ha finanziato lo start-up della casa automobilistica con le proprie risorse. «Siamo fuori di 17-18 milioni» ha dichiarato Gianluca Rossignolo, figlio di Gianmario, a «Repubblica». E' evidente che una situazione del genere non può reggere. Da qui le preoccupazione dei lavoratori e dei sindacati, anche di quelli livornesi. «Finora il ritardo nel pagamento della "cassa" è stato di pochi giorni, ma ancora la mensilità in pagamento a fine maggio non è stata pagata e siamo fortemente preoccupati. E poi è slittato l'inizio dei corsi di formazione, che avrebbero dovuto cominciare il 23 maggio» commenta Sergio Fondi, sindacalista della Fim Cisl di Livorno. Sembra di capire che Rossignolo sconti lo scetticismo delle banche, restie ad anticipare i soldi, nonchè la virata della Regione Piemonte: la precedente amministrazione di centrosinistra, guidata da Mercedes Bresso, aveva promesso uno stanziamento di 11 milioni di euro per l'acquisizione dello stabilimento ex-Pininfarina di Grugliasco, ma l'attuale giunta a guida leghista non vuole saperne. E anche l'incontro di ieri pomeriggio in Regione a Torino ha partorito un nulla di fatto. Ai giornalisti che lo hanno sentito, nella serata di ieri, Rossignolo è apparso scosso ma non rassegnato. «Noi non molliamo, continuiamo a credere nella nostra iniziativa» ha ripetuto l'anziano imprenditore. Ma intanto il cronoprogramma della casa automobilistica per la messa in produzione della Deauville è cambiato. Ora non si parla più di avvio della produzione in autunno, ma a gennaio. Se tutto va bene.
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