Gioco
Non siamo stati fermi ad aspettare il declino del porto
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Roberto Piccini presidente della Porto 2000 ed ex presidente della Port Authority 4 MINUTI DI LETTURA
Una difesa accorata dei suoi quattro anni al vertice dell'Autorità Portuale: ecco il senso dell'intervento che Roberto Piccini, attuale presidente della Porto 2000 e presidente del porto dal 2007 a pochi mesi fa, ci ha inviato in risposta a quanto ha scritto nell'edizione di domenica il professor Paoli, che aveva denunciato l'inazione che aveva caratterizzato il mandato di Piccini. «Tutto quello che si poteva fare è stato fatto». di Roberto Piccini L'articolo del professor Paoli pubblicato domenica scorsa mi chiama in causa denunciando l'immobilismo che avrebbe caratterizzato gli ultimi 8 anni di governo della Autorità Portuale. Non ritengo utile alimentare oggi polemiche sulla qualità del lavoro che è stato svolto nel mio mandato: il consiglio comunale del resto lo ha già valutato nel dicembre scorso con un voto che apprezzava il percorso amministrativo sino ad allora compiuto. Mi preoccupa piuttosto che alla base del dibattito non vi sia un'informazione corretta sui reali problemi che si debbono affrontare: ed il fatto che un addetto ai lavori indulga a troppe semplificazioni mi fa temere che non si voglia fare i conti con la realtà. Il problema degli escavi portuali è condizionato dalla normativa che regola lo smaltimento dei fanghi, venuto alla ribalta per le note vicende che hanno visto il sequestro della vasca di colmata durante gli anni del mio mandato e che si è contato di superare con la progettazione del nuovo settore della vasca. Il primo settore della vasca di colmata è stato progettato come soluzione innovativa alla fine degli anni '90, rinviandone la valutazione di impatto ambientale. Quando nel 2007 si è programmata la realizzazione del secondo settore, l'iter ha comportato un maggior tempo, legato appunto alle verifiche di compatibilità ambientale. Il progetto, predisposto in meno di un anno dall'Autorità Portuale, è stato approvato dal Provveditorato Opere Pubbliche nel novembre 2008; da allora è occorso un anno e mezzo per svolgere la procedura di Via conclusasi nel maggio 2010 ed ancora sei mesi per ottenere l'approvazione del Rina. Solo dopo aver completato la progettazione è stato possibile bandire la gara. Ciò nonostante, nei limiti di recettività della prima vasca, sono stati eseguiti sinora dragaggi programmati, per i quali erano pronti ed approvati i piani di caratterizzazione: è stato possibile inaugurare il molo Italia, eseguire il dragaggio della Darsena Morosini e programmare l'allargamento dell'imboccatura sud, l'approfondimento dei fondali del lato sud del molo Italia e l'utilizzo fino a radice della banchina 75. Il materiale di escavo di queste ultime opere potrà essere sversato nella prima vasca di colmata: la scelta di accogliere, su sollecitazione del Ministero, 100.000 metri cubi di fanghi del porto di La Spezia ha consentito di reperire le risorse per realizzare il secondo settore della vasca, senza comprometterne la residua capacità recettiva per le opere in programma che interessano il nostro porto. Ma questi interventi non basteranno a risolvere il problema della navigabilità per le navi di ultima generazione. Il principale ostacolo all'approdo delle grandi navi in Darsena Toscana è rappresentato dal restringimento del canale di accesso all'altezza del Marzocco causato dall'attraversamento nel fondale dell'oleodotto Eni. Lo spostamento dei tubi, all'attenzione dell'Authority fin dal 2007, ha comportato una complessa trattativa con l'Eni: la dislocazione a profondità maggiore delle tubazioni richiede la realizzazione di un tunnel sottomarino, la cui complessa progettazione potrà essere completata entro l'estate. La realizzazione del tunnel comporta un tempo di almeno due anni e costi assai elevati che l'Eni ha accettato di finanziare in quota preponderante: solo una volta spostate le tubazioni sarà possibile sia l'allargamento che l'approfondimento del canale. Ancor più complessi sono i problema che si debbono superare per limitare l'apporto di sedimenti dallo Scolmatore, all'origine dell'interramento della Darsena Toscana. Fin dal 2007 fu firmato dall'Autorità Portuale e dagli enti locali un accordo di programma per la navigabilità dello scolmatore e per la realizzazione di una foce armata. L'obiettivo era quello di deviare il percorso del canale dei Navicelli verso la foce dello scolmatore chiudendo l'accesso alla Darsena Toscana: la progettazione dell'opera richiede peraltro il consenso degli enti territoriali di Livorno e di Pisa e la pianificazione delle relative opere marittime, che dovranno essere conformi agli strumenti urbanistici dei due comuni. Anche sotto questo profilo la pianificazione delle infrastrutture del porto si lega alla pianificazione urbanistica, che per il comune di Livorno è attualmente in fase di revisione: nel 2008 fu firmato un protocollo fra Comune di Livorno, Autorità Portuale e Regione per allineare gli interventi di pianificazione urbanistica di competenza del Comune e di pianificazione portuale di competenza dell'Autorità Portuale. Il piano regolatore portuale infatti non può contenere previsioni difformi da quelle degli strumenti urbanistici territoriali. Il vigente piano regolatore del Comune di Livorno non prevede le infrastrutture della Darsena Europa, né quelle delle nuove opere alla foce dello scolmatore collegate alla Darsena Europa. Solo dopo l'approvazione da parte del Comune della variante anticipatrice al piano strutturale per l'ambito portuale potrà essere adottato il piano regolatore del porto che prevede tali nuove infrastrutture. Nessuno ha la bacchetta magica per poter risolvere i problemi infrastrutturali del porto nei tempi che tutti desidereremmo, ma bisogna sapere che in questi anni è stato fatto quel che era possibile e che sono occorsi tempi che non si potevano comprimere. Sono certo che l'avv. Gallanti, che mi è succeduto, non mancherà con la propria esperienza di valorizzare quegli apporti per ricercare sempre nuove soluzioni e risposte adeguate.
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