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IL COMMENTO
LA FILA ALLE POSTE E LA POLITICA IN SILENZIO
Andrea Lazzeri
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Da una settimana oltre un milione di cittadini è costretto, spesso inutilmente, a code di ore per pagare bollettini, ritirare la pensione o fare una delle mille cose che offrono gli uffici postali. Il motivo è abbastanza noto: il sistema informatico non funziona. Lunedì i responsabili delle Poste avevano promesso che la normaliità sarebbe tornata nel volgere di 24 ore. È stata l’ennesima pietosa bugia di questi giorni della vergogna. In Europa come negli Usa non era mai accaduto che il sistema postale restasse paralizzato per così tanti giorni. È successo in Italia e nessuno pagherà.
VIDEO Le poste ancora in tilt LEGGI I poliziotti allo sportello
Anni fa in Gran Bretagna le regie poste smarrirono due importanti dischetti con i dati fiscali di milioni di sudditi di sua maestà. Non ci furono drammatiche conseguenze se non per il direttore generale del servizio postale che fu costretto alle dimissioni per la negligenza di un portalettere. In Italia nessun esponente del governo ha sentito il bisogno di convocare il vertice di Poste Italia e chiedere spiegazioni dello scandaloso comportamento. Anche l’opposizione non s’è scaldata più di tanto. Solo nella serata di ieri, con imperdonabile ritardo, il presidente di Poste ha interrotto il letargo convocando il consiglio di amministrazione per valutare il da farsi.
Si vede che i parlamentari e super-dirigenti non sono abituati a far le code per sbrigare le pratiche quotidiane. Hanno servizi riservati a Montecitorio come a Palazzo Madama e, se proprio c'è un'urgenza, possono sempre ricorrere al portaborse o a nutriti uffici di segreteria.
In fondo la Waterloo postale è solo l’ultimo segno della distanza stellare che separa i cittadini dalla politica. Centinaia di migliaia di pensionati al minimo attendono da una settimana di incassare la pensione. Appena qualche giorno fa il Censis ricordava che la promessa di portare a mille euro le pensioni minime si è rivelata una bufala: il vitalizio non tocca i 700. Facile immaginare cosa significhi per questi anziani ricevere l’assegno in ritardo. Facile comprenderlo per le persone normali, non per chi ha lo stipendio dei satrapi delle ex aziende di stato o dei nostri parlamentari.
Ed è miope una politica che non comprenda come la vicenda Poste aumenti i sospetti su chi negli ultimi vent’anni - a destra e a sinistra - ha sostenuto - spesso a ragione - il processo di privatizzazione dei servizi. Banche, telefonia, poste, autostrade sono stati privatizzati. I cittadini non ci hanno guadagnato: pagano di più, ottengono meno e sono trattati come gregge.
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Anni fa in Gran Bretagna le regie poste smarrirono due importanti dischetti con i dati fiscali di milioni di sudditi di sua maestà. Non ci furono drammatiche conseguenze se non per il direttore generale del servizio postale che fu costretto alle dimissioni per la negligenza di un portalettere. In Italia nessun esponente del governo ha sentito il bisogno di convocare il vertice di Poste Italia e chiedere spiegazioni dello scandaloso comportamento. Anche l’opposizione non s’è scaldata più di tanto. Solo nella serata di ieri, con imperdonabile ritardo, il presidente di Poste ha interrotto il letargo convocando il consiglio di amministrazione per valutare il da farsi.
Si vede che i parlamentari e super-dirigenti non sono abituati a far le code per sbrigare le pratiche quotidiane. Hanno servizi riservati a Montecitorio come a Palazzo Madama e, se proprio c'è un'urgenza, possono sempre ricorrere al portaborse o a nutriti uffici di segreteria.
In fondo la Waterloo postale è solo l’ultimo segno della distanza stellare che separa i cittadini dalla politica. Centinaia di migliaia di pensionati al minimo attendono da una settimana di incassare la pensione. Appena qualche giorno fa il Censis ricordava che la promessa di portare a mille euro le pensioni minime si è rivelata una bufala: il vitalizio non tocca i 700. Facile immaginare cosa significhi per questi anziani ricevere l’assegno in ritardo. Facile comprenderlo per le persone normali, non per chi ha lo stipendio dei satrapi delle ex aziende di stato o dei nostri parlamentari.
Ed è miope una politica che non comprenda come la vicenda Poste aumenti i sospetti su chi negli ultimi vent’anni - a destra e a sinistra - ha sostenuto - spesso a ragione - il processo di privatizzazione dei servizi. Banche, telefonia, poste, autostrade sono stati privatizzati. I cittadini non ci hanno guadagnato: pagano di più, ottengono meno e sono trattati come gregge.
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