La protesta
«Altolà ai profitti sull'acqua»
Referendum, il Comitato del sì accusa: i privati hanno investito poco
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LIVORNO. «Gli investimenti sugli acquedotti non sono a rischio se ai referendum di domenica e lunedì sull'acqua vincerà il sì, è già adesso che arrivano a malapena alla metà di quanto i privati si erano impegnati a fare al momento dell'ingresso nelle società pubbliche». Andrea Gualtieri, portavoce del Comitato Acqua Bene Comune, parte da qui per attaccare il presidente Cispel De Girolamo: ricorda che la questione riguarda anche l'Asa il cui 40% è stato venduto dal Comune nel 2004. «Quel 7% che tanto interessa De Girolamo - aggiunge - altro non è che una remuneratività garantita agli investitori privati in un contesto praticamente di monopolio a rischio imprenditoriale zero: e lo paghiamo noi cittadini con le bollette. Il nostro piano di ripubblicizzazione dimostra che si può far tornare l'acqua in mano pubblica senza pesare su bollette e tasse». Il Comitato comprende una galassia di associazioni fra le quali l'Arci e Legambiente, i partigiani Anpi e il Wwf, Medicina democratica e il Ceis, gli scout Agesci e sigle sindacali di base, Emergency e valdesi, evangelici e Unione Inquilini. All'esterno come sostenitori, fra gli altri, Fds, Verdi, Sel, Sinistra Critica, Pcl, i "grillini" e Città Diversa. «Le tv nazionali volevano imbavagliare i referendum passandoli sotto silenzio ma avevano fatto i conti senza l'oste», dicono i Comitati: «Abbiamo fatto una campagna capillare a suon di piccoli gruppi, quasi a tu per tu. E questo ci ha fatto percepire dalla gente come una forza che si occupa di problemi concreti». Il Comitato è sempre stato geloso della propria autonomia: «fin dagli inizi della nostra battaglia con la legge d'iniziativa popolare», i partiti sono sempre stati all'esterno del Comitato, semmai come sostenitori.
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