Gioco
LA TESTIMONIANZA
Diciotto miglia tremando di freddo
Federico Lazzotti
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La chiglia del gommone sbatte sull'onda, l'elica sale e gira a vuoto, l'acqua entra: nella felpa, poi nelle ossa e non vedere la costa. Tremare dal freddo e sbattere i denti mentre il sale ti mangia la bocca, attaccato con una mano alla consolle della guida. E avere paura del mare. "Bonaccia", dicevano le previsioni quando ieri siamo partiti da Capraia prima delle 15. La tempesta invece ci ha preso alle spalle e raggiunti su una nuvola nera. Ci ha avvisato con un soffio di vento freddo, qualche goccia d'acqua e l'increspatura delle onde che si sono fatte scure sotto e bianche sopra. Quando la burrasca ha iniziato a gridare eravamo in mezzo al mare, tra Capraia e Livorno, in tre a bordo di un gommone di otto metri. Tornare indietro non si poteva con le onde in faccia che ti dicono di andare avanti, solo avanti. Intorno a noi solo i confini della Gorgona che si indovinavano nel biancheggiare delle onde. Abbiamo scherzato, preso gli asciugamani e ci siamo coperti. O almeno ci abbiamo provato. Dopo dieci minuti eravamo fradici. E ancora lontani da terra. Per diciotto miglia sono rimasto attaccato al gommone, seduto tra la consolle e il tubolare, con gli occhi verso il motore: guardavo indietro per essere sicuro che stessimo andando avanti. Ho pensato a chi fa viaggi peggiori di questo ogni giorno e non tocca mai terra. Ci ho pensato a fondo e ho avuto più freddo. Poi dalla foschia, dopo un'ora, è uscita la costa. Non sono mai stato così felice di vedere il grattacielo di piazza Roma farsi sempre più grande, più vero, reale. Fino a toccarlo davvero.
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