Il Tirreno

Livorno

CANI: LE PAURE E LA LEGGE

Andrea Raspanti   (* regista e scrittore)

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abbastanza numeroso di cittadini chiede al Comune di impedire ad altri cittadini dotati di pari diritti l'accesso a una porzione di suolo pubblico se accompagnati dai loro cani regolarmente condotti al guinzaglio. E messa così la loro è una battaglia persa, giacché il rapporto umano-cane non solo è ammesso ma è addirittura valorizzato dalla legge toscana, italiana ed europea, che ai cosiddetti "amici a quattro zampe" riconosce dei diritti e, implicitamente, un valore intrinseco indipendente dalle opinioni, dalle paure, dai pregiudizi. L'emotività delle persone merita rispetto, ma non può aspirare ad alcun ruolo legislativo, altrimenti le Istituzioni si trasformerebbero nello strumento di una parte della popolazione, non importa se maggioritaria o meno. E' questo il senso misconosciuto della laicità dello Stato. Una considerazione di questo tipo già dirotta la discussione su un'altra strada, e cioè: cosa possiamo fare e cosa possono fare i nostri amministratori per promuovere comportamenti virtuosi da parte dei proprietari dei cani?  Volendo considerare la questione da un punto di vista razionale, le motivazioni dei genitori che hanno animato la protesta sono di ordine psicologico, attengono alla paura. Va forte nelle loro agguerrite lamentele la questione igienica. Ma forse vale la pena chiarire che le malattie trasmissimibili dal cane agli esseri umani sono poche, meno di quelle che gli umani, e soprattutto i bambini, possono trasmettersi tra loro. Se poi consideriamo che la quasi totalità dei cani a Livorno è vaccinata, sverminata e trattata contro i parassiti, la promiscuità con i bambini si mette sotto una luce ancora più innocua. Non si può dire lo stesso di altri animali che popolano i parchi, come i piccioni (portatori spesso di zecche a cui sono addebitabili rari casi di encefaliti anche letali) o i gatti, quelli sì randagi. Né si può fare molto contro la presenza di topi e ratti, potenzialmente veicoli di malattie come la leptospirosi per la quale, a esempio, i cani sono vaccinati. Né ha fatto molto scalpore che nella fontana dell'ex Parco Centro Città, situato dietro all'ex cinema Odeon, tra via Ricasoli e via San Carlo, quest'inverno siano state trovate delle sanguisughe. Dov'è insomma l'incompatibilità igienica dei cani col verde pubblico? Nell'inciviltà di alcuni proprietari. Ma voi impedireste alle persone di spostarsi in automobile alla luce dei comportamenti a volte criminosi di alcuni guidatori? O vorreste che fosse fatto di tutto per promuovere un modo responsabile di vivere in comunità e che coloro che si ostinassero in comportamenti antisociali fossero adeguatamente sanzionati? E poi siete proprio sicuri di non indulgere a vostra volta in forma di inciviltà? A chi dobbiamo le bottigliette, i vuoti di succo di frutta, le confezioni di merendini che troviamo nei parchi? Vi piacerebbe che a vostro figlio o a vostra figlia fosse limitato l'accesso a spazi pubblici alla luce dei comportamenti socialmente reprensibili di altri bambini e genitori? Ho l'impressione che stiate rivendicando l'usufrutto privato di una fetta di suolo pubblico. Oggi sono i cani, domani chissà. Chiedo all'Amministrazione di dare ascolto alle legittime richieste di sicurezza dei genitori: che i cani siano condotti al guinzaglio e che magari dispongano di una zona recintata per correre liberi; che i proprietari siano provvisti di tutto il necessario per la raccolta delle deiezioni; che la forza pubblica vigili e che si faccia abbondante pubblicità dei diritti e dei doveri dei possessori di cani.  Che più in generale questa sia un'opportunità per promuovere presso tutta la cittadinanza l'uso degli spazi pubblici e la loro rivalutazione come beni comuni, come vera ricchezza della collettività, da proteggere e curare. Ma che non si torni ai divieti preventivi, che non si penalizzi una relazione bella ed istruttiva con la diversità come quella tra umano e cane. Il Santo nazionale ammansiva i lupi e li rendeva cuccioloni da coccolare. La lezione è sempre valida, fatto salvo il valore metaforico del lupo, che non sempre procede a quattro zampe.

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