Il Tirreno

Livorno

Ragazzi, è qui il Paese dei balocchi

Mauro Zucchelli
In basso: un gruppo di amici si diverte bevendo birra
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In basso: un gruppo di amici si diverte bevendo birra

Vivibilità under 30, Livorno record ma solo a metà: per i giovani il lavoro è tutto precario

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 LIVORNO. E' un paese per giovani, questo: anzi, praticamente l'Eldorado. L'avreste mai detto, voi ragazzi? Lo dice l'ultimissima classifica sulla qualità della vita a misura di under 30 sfornata dalla Camera di commercio di Monza.  E' un paese per giovani sì, basta però che non lavorino e che siano nonni e genitori a camparli a suon di "paghette", talvolta magari paghettone. Anche questo salta fuori dallo studio che, sulla falsariga di indagini ormai standard come quella del "Sole 24 Ore", l'ente camerale brianzolo ha costruito sulla base di una griglia di 21 indicatori specifici per fare da "termometro" della vivibilità giovanile di un territorio.  Risultato: non esistono province in cui l'andamento sia così fortemente divergente. Basti dire che nella graduatoria generale Livorno ce la fa a conquistare il 24º posto fra gli oltre cento campanili d'Italia. Ma soltanto perché nella classifica riguardante la godibilità del territorio (servizi alla persona legati ai giovani, impianti sportivi, locali di ritrovo e socialità, spazi per la cultura, eccetera) la nostra provincia svetta al terzo posto dopo Rimini e Savona. E cavandosela meglio di Lucca (sesta), Pistoia (ottava), Pisa (16ª), Massa (17ª) e Firenze (18ª).  Non è così per le opportunità economiche: lì figuriamo a un passo dalla zona retrocessione, fra tasso di disoccupazione giovanile, la percentuale di imprese con titolare sotto i 30 anni e la frequenza con cui tali ditte a guida giovanile ruzzolano fra quelle in difficoltà, la quota di giovani rispetto al resto della popolazione e via enumerando).  E' - ma in misura ancor più radicalizzata - la stessa contrapposizione che troviamo nei check up sulla qualità della vita che riguardano, diciamo così, il mondo adulto. Niente lo esemplifica meglio della maglia nera che il nostro territorio mette in mostra in fatto di disoccupazione nella fascia d'età fra 15 e 24 anni: 36,7%, il peggior dato del Centro nord.  Non è tutto: anche quel (poco) lavoro che c'è rimane nel segno dei lavoricchi. Pezzetti di lavoro precarissimo e aleatorio: nel resto del Centro nord esiste un mercato del lavoro a due velocità, fra giovani iper-precarizzati e, invece, adulti sotto l'ombrello delle tutele sindacali (o di quel che ne resta in piedi). Qui da noi questa spaccatura si sente ancor di più: in passato la grande industria pubblica rendeva Livorno uno dei luoghi dove più forte era il sindacato in fabbrica (con relativa capacità di difendere i diritti); adesso lo smantellamento di quel sistema ha fatto galoppare più che altrove la precarizzazione, al ritmo di tredici posti precari ogni tre posti a tempo indeterminato.  Spesso finendo nell'arcipelago senza difese dei parasubordinati: siamo fra le 40 province italiane dove se ne contano di più (45 ogni cento occupati). E senza qualificarsi poi troppo: benché Pisa sia uno dei grandi poli universitari nazionali, rispetto ai giovani fra 25 e 30 anni, la quota di laureati è talmente bassa da metterci fra le 30 province peggiori. Uno ogni 17 ragazzi.  In effetti, in tutto il Bel Paese a nord di Roma solo in tre province si conta una percentuale più alta che da qui in fatto di giovani che fra 15 e 29 anni né studiano né lavorano. Non resta che farsi una birretta senza pretendere di uscire da un limbo di nulla. O magari rassegnarsi al fatto che, al posto del babbo o della nonna, il reddito lo offra una pensione: nella nostra provincia, così affollata di pensionati, se ne contano anche un bel gruppo sotto i quarant'anni: 2.019 fino a mille euro mensili, 38 fra mille e duemila euro, un paio sopra i duemila euro.

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