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NON MI VERGOGNO D'ESSERE PRETE DON PAOLO REPLICA ALLE CRITICHE
Don Paolo Razzauti
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Negli ultimi tempi il mio pensiero e la mia persona hanno ricevuto, più volte, giudizi da diverse persone. D'altra parte quando si prende posizione su alcuni argomenti è normale che altri la pensino in maniera diversa. L'importante sarebbe che ciascuno esprimesse sempre la propria opinione con correttezza, serenità e senza cattiveria. L'importante è che si esprimesse la propria opinione non contro l'altro, ma per portare il proprio contributo alla società. E mi scuso se qualche volta, nell'esuberanza della discussione, io per primo non ho portato rispetto agli altri. Sarebbe altresì importante che, quando una persona interviene o giudica, abbia innanzitutto ascoltato o letto -totalmente- quanto detto o scritto dall'altro. Purtroppo, spesso, invece si interviene tenendo conto di singole frasi estrapolate da tutto un discorso o uno scritto ben più ampio e complesso. Vorrei rispondere ad alcune critiche che mi sono state rivolte, nella speranza di un chiarimento serio; se poi qualcuno si volesse confrontare direttamente, sono sempre disponibile, in qualsiasi luogo e con qualsiasi mezzo, ma non attraverso le pagine di un giornale che, spesso, portano soltanto nuove polemiche. "Faccio politica": innanzitutto è errato quanto dice un quotidiano della Città ultimamente, che questo avverrebbe nelle omelie. Sono 41 anni che sono prete e sfido chiunque di coloro che mi hanno ascoltato con continuità a dare conferma di questa affermazione. Mai nelle mie omelie ho parlato di "politica" né tanto meno di "partitocrazia". Faccio politica? se con questo termine si intende la "politica" nel senso più alto della parola, affermo che è certo:"faccio politica", cioè mi occupo e mi preoccupo delle problematiche della mia Città (come hanno sempre fatto anche i Vescovi livornesi) sia come prete che come cittadino ed ultimamente come Vicario del Vescovo per la Città. Non vedo perché non mi dovrei occupare e preoccupare di questo; non credo che sia soltanto compito di coloro che rappresentano i partiti nei vari consessi cittadini; anzi come prete e credente, mi sento ancora più impegnato ad essere voce profetica e provocante per chi amministra la "res publica", tenendo sempre in considerazione il rispetto dei ruoli. Se con il termine suddetto si intende "fare partitocrazia" affermo di non averla mai fatta e di non aver mai preso posizione pubblica per quel partito o l'altro. Annunciare il Vangelo, è "fare politica", è,soprattutto, annunciare quella verità di valori che Cristo ci ha donato; è "andare ed annunciare la sua Parola a tutte le genti come agnelli in mezzo ai lupi" sapendo che la conseguenza saranno persecuzioni e maldicenze: "Beati voi quando vi oltraggeranno e diranno ogni sorta di male contro di voi, a causa del mio nome: rallegratevi ed esultate!" Annunciare il Vangelo è essere attenti ad ogni persona e soprattutto ai più emarginati e derelitti; Gesù ha puntato il dito contro i farisei ed i dottori della gente, ma ha teso la mano all'adultera, ai cechi, ai lebbrosi, a coloro che vivevano ai margini della strada, a coloro che si ritenevano "malati" a causa del loro peccato. Gesù non ha avuto paura (ed è finito in Croce) e perché dovrei avere paura io, povera sua creatura? Voglio annunciare il Vangelo cercando di far capire ad ogni persona- al povero ed al ricco, all'eterosessuale come alle persone che si riconoscono LGTB, al tossicodipendente ed allo studente, al ricco di case e di denaro ed al povero senza casa e senza lavoro, sì voglio annunciare a tutti che Gesù li ama! E li ama, come un Padre, per ciò che sono e non per ciò che vorrebbe che fossero, come per ciascuno di noi. Come possiamo noi, permetterci di giudicare esteriormente, quando solo Cristo può leggere ciò che alberga nel cuore di una persona? Come posso io dividere in categorie le persone, quando il Signore accoglie ed è attento a tutti? Ciò non vuole essere una rinuncia a quei valori fondamentali che non voglio assolutamente rinnegare, ma significa, come dicono anche gli ultimi documenti dei Vescovi italiani, di essere capaci di aiutare e sostenere ciascuno a comprendere che il Vangelo non è un peso ma una liberazione. E nessuno può sapere o giudicare gli itinerari che tante persone fanno, né deriderli. Qualcuno ha riferito che avrei detto che se do noia sono disposto ad andarmene; non si è compreso il contesto del discorso nel quale affermavo (e sono decine e decine le persone che hanno ascoltato) che ero disposto -se causa di difficoltà alla Chiesa- di lasciare ogni incarico e di continuare a fare il prete portando l'annuncio evangelico ai più lontani. Non ho mai parlato né di lasciare la Chiesa né di cessare di fare il prete. Non mi vergogno di essere prete e continuerò a farlo fino a che il Signore mi donerà la vita. Sono certo, in tutti questi anni del mio sacerdozio, di aver curato (ed anche bene) le anime, visti i tanti risultati positivi. Mi dispiace di dare noia a qualcuno, ma per questi non posso proprio né lasciare né fuggire; non rientra nel mio spirito di uomo di scoglio abituato al libeccio! Anzi, ogni giorno di più, ho voglia di annunciare (in obbedienza al mio Vescovo) il Vangelo a chiunque e dovunque e nessuno me lo potrà impedire. Sono certo che ci sono molte persone che non aspettano tante norme, ma aspettano di incontrare il Cristo, ed io spero, nonostante il mio peccato ed i miei limiti, di poterci riuscire. Così continuerò a camminare lungo le strade della nostra Città a testa alta, continuerò a celebrare con dignità e rispetto, continuerò a predicare la Parola di Dio, continuerò ad incontrare gente per comprendere se desidera fare un po' di strada con me, insomma continuerò ad essere prete e uomo e continuerò ad annunciare il Vangelo!
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