Sicurezza
Io, sindaco e babbo Cosimi intervistato da cento ragazzini
Cristiana Grasso
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Botta e risposta tra il sindaco e una studentessa3 MINUTI DI LETTURA
«Sindaco, cosa farebbe se sapesse che suo figlio è vittima di episodi di bullismo?». «Posso dirlo?» e lo dice: «Mi inc... tantissimo... E non tanto con il bullo in questione ma con i sui genitori, perché spesso proprio in famiglia manca l'educazione al rispetto degli altri, si tende a minimizzare il comportamento violento dei figli, si giustificano...». Ore 10, cortile delle medie Bartolena di via Bois. Le ragazze e i ragazzi di quattro classi (seconde e terze) intervistano il sindaco, una raffica di domande e il feeling che cresce attimo dopo attimo. Perché Cosimi con i giovanissimi ci sa stare «e se non avessi fatto il medico e poi il sindaco magari avrei fatto l'insegnante d'italiano.
Per scambiare idee e cercare di trasmettere i valori in cui credo». Valori, idee e scelte - l'impegno sociale e politico, l'anticonformismo, il senso critico - che vengono fuori ad ogni risposta e alla fine oltre che un'intervista (che tocca tantissimi temi, dalle barriere architettoniche alle piste ciclabili, dall'ospedale agli spazi per i giovani) e il racconto di esperienze personali è anche una lezione di educazione civica. «Cosa vorrebbe cambiare della sua città e dei livornesi?» «Vorrei che i livornesi riuscissero a far seguire agli slanci emotivi, ai gesti di grande solidarietà di cui sono capaci nell'immediato anche l'impegno a lavorare su obiettivi a lungo termine, costruire il futuro, smettere di starsene accoccolati in una situazione che sembra la migliore del mondo. Bisogna guardare avanti, magari a costo di rinunciare a qualcosa».
Una città «con grandi potenzialità, che mi piace tantissimo, ma che non osa...» e qui, davanti a lui ci sono le nuovissime generazioni, quelle che potrebbero decideresi ad osare, gli adolescenti di oggi. «E la sua di adolescenza come è stata?» chiede Simone. «Serena, anche se non sono mancati i conflitti. Per esempio ho frequentato il liceo classico perché così voleva mio padre, io avrei preferito lo scientifico. Però all'università ho voluto decidere io: medicina, mentre i miei volevano che facessi legge. Naturalmente per un periodo c'è stata tensione tra i miei e me. Ma poi tutto si è risolto. Perché la ribellisoone è meglio della piattezza, del conformismo. Ovviamente quando non si tratta di ribellione fine ase stessa ma abbinata all'impegno, alla voglia di lavorare a un progetto in cui si crede».
Caterina gi chiede come è nata la sua passione per la politica e lui racconta gli anni ruggenti del liceo classico, l'occupazione, la voglia di far qualcosa per un mondo migliore. E, domanda Francesco, la vita da sindaco? «Impegnativa, comincia appena metti piede fuori di casa e tutti vogliono parlarti di qualcosa che sta loro a cuore, poi ci sono gli impegni con la giunta e il consiglio comunale, gli impegni fuori Livorno, e devi anche studiare tanto, aggiornarti». Meglio fare il medico? «Adoro la mia professione, l'ho sempre vissuta con passione, non ho mai fatto una visita privata e anche in quel caso sentivo di fare qualcosa per gli altri».
Già, ma da tutto questo lavoro per gli altri, per le famiglie degli altri, trae beneficio anche la sua di famiglia? butta lì Leonardo. Il sindaco Cosimi non si tira indietro: «Magari fosse così. In realtà questo è un lavoro che toglie tempo alla famiglia, ai figli. Se avrò un rimpianto sarà quello di non essermi potuto dedicare ai miei come avrei voluto, perché un genitore deve essere presente, non ossessivo ma presente. Spero di poter recuperare presto, i miei figli sono ancora piccoli...».
Per scambiare idee e cercare di trasmettere i valori in cui credo». Valori, idee e scelte - l'impegno sociale e politico, l'anticonformismo, il senso critico - che vengono fuori ad ogni risposta e alla fine oltre che un'intervista (che tocca tantissimi temi, dalle barriere architettoniche alle piste ciclabili, dall'ospedale agli spazi per i giovani) e il racconto di esperienze personali è anche una lezione di educazione civica. «Cosa vorrebbe cambiare della sua città e dei livornesi?» «Vorrei che i livornesi riuscissero a far seguire agli slanci emotivi, ai gesti di grande solidarietà di cui sono capaci nell'immediato anche l'impegno a lavorare su obiettivi a lungo termine, costruire il futuro, smettere di starsene accoccolati in una situazione che sembra la migliore del mondo. Bisogna guardare avanti, magari a costo di rinunciare a qualcosa».
Una città «con grandi potenzialità, che mi piace tantissimo, ma che non osa...» e qui, davanti a lui ci sono le nuovissime generazioni, quelle che potrebbero decideresi ad osare, gli adolescenti di oggi. «E la sua di adolescenza come è stata?» chiede Simone. «Serena, anche se non sono mancati i conflitti. Per esempio ho frequentato il liceo classico perché così voleva mio padre, io avrei preferito lo scientifico. Però all'università ho voluto decidere io: medicina, mentre i miei volevano che facessi legge. Naturalmente per un periodo c'è stata tensione tra i miei e me. Ma poi tutto si è risolto. Perché la ribellisoone è meglio della piattezza, del conformismo. Ovviamente quando non si tratta di ribellione fine ase stessa ma abbinata all'impegno, alla voglia di lavorare a un progetto in cui si crede».
Caterina gi chiede come è nata la sua passione per la politica e lui racconta gli anni ruggenti del liceo classico, l'occupazione, la voglia di far qualcosa per un mondo migliore. E, domanda Francesco, la vita da sindaco? «Impegnativa, comincia appena metti piede fuori di casa e tutti vogliono parlarti di qualcosa che sta loro a cuore, poi ci sono gli impegni con la giunta e il consiglio comunale, gli impegni fuori Livorno, e devi anche studiare tanto, aggiornarti». Meglio fare il medico? «Adoro la mia professione, l'ho sempre vissuta con passione, non ho mai fatto una visita privata e anche in quel caso sentivo di fare qualcosa per gli altri».
Già, ma da tutto questo lavoro per gli altri, per le famiglie degli altri, trae beneficio anche la sua di famiglia? butta lì Leonardo. Il sindaco Cosimi non si tira indietro: «Magari fosse così. In realtà questo è un lavoro che toglie tempo alla famiglia, ai figli. Se avrò un rimpianto sarà quello di non essermi potuto dedicare ai miei come avrei voluto, perché un genitore deve essere presente, non ossessivo ma presente. Spero di poter recuperare presto, i miei figli sono ancora piccoli...».
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