Il Tirreno

Livorno

Le sue parole alla messa: sono vicino alla gente e parlo anche dei problemi delle coppie di fatto e dei gay

«Se do fastidio, posso andar via»

Roberto Olivato
Le parole di don Paolo Razzauti durante la messa di ieri alla Crocetta faranno discutere
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Le parole di don Paolo Razzauti durante la messa di ieri alla Crocetta faranno discutere

Don Razzauti replica a chi l'accusa di fare politica con le omelie

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 LIVORNO. «San Ferdinando, che oggi festeggiamo, era un uomo che metteva in pratica il Vangelo e riuscì a parlare a tutte le religioni, creando fra loro armonia. Era uno che sapeva stare fra la gente e capirla. Alcuni dicono che le mie omelie sembrano più comizi politici che prediche. Ebbene, se parlare di problemi sociali della nostra città quali il riconoscimento delle coppie di fatto, dei problemi dei gay e del rispetto verso i musulmani, è fare politica, allora io dico che faccio politica! Politica vuol dire dedicarsi ai problemi della città e quindi della gente e questo secondo me, la chiesa dovrebbe fare».  Parole forti e chiare quelle usate nella chiesa della Crocetta nel corso dell'omelia da monsignor Paolo Razzauti che, alzando i toni e forse creando ulteriori future polemiche, ha così proseguito nel suo discorso rivolto ai fedeli. «Se questo mio modo d'interpretare l'insegnamento di Gesù è considerato, da alcuni, contrario alla chiesa ufficiale, sono pronto anche ad uscirne, continuando però a servire la gente».  L'omelia era inserita nei festeggiamenti di San Ferdinando dove la corale Diapason ha fatto da colonna sonora. La cerimonia religiosa è stata anche l'occasione, come ricordato dal parroco don Lorenzo, per inaugurare la ristrutturazione parziale della chiesa e la mostra di diversi reperti archeologici ritrovati nelle quattro sepolture datate 1717, situate sotto il pavimento antistante l'altare principale.  I quattro loculi appartenevano: uno ai padri Trinitari che vi seppellivano i propri confratelli e tre a delle famiglie della vecchia Venezia: Pietro Iassutieri, Giovanni Giuseppe Conti e Maria Palmieri.  Ad illustrare l'importanza del restauro del voltone, di un dipinto di San Ferdinando e di un'immagine della Madonna del Buon Rimedio, è stata la dottoressa Loredana Brancaccio della Sopraintendenza di Pisa. Il vescovo Simone Giusti, giunto alla fine della celebrazione eucaristica, ha invece parlato dell'aspetto economico, ricordando gli sforzi finanziari che tali restauri richiedono ed ha colto l'occasione per ringraziare il dottor Luciano Barsotti presidente della Fondazione Cassa Risparmi di Livorno per l'ulteriore aiuto di trecentomila euro. Fra i presenti il presidente Giorgio Kutufà, il console onorario di Spagna Cesare Fremura e la presidente della circoscrizione 2 Monica Ria. Al termine, una delegazione delle Cantine del Venezia ha deposto un omaggio floreale sul sepolcro di padre Saglietto (parroco del Venezia nella seconda guerra mondiale ndr), quale testimonianza di affetto dei veneziani.  Ma le parole pronunciate da monsignor Razzauti hanno lasciato il segno, e probabilmente sono destinate a fare o molto rumore.

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