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MOSCHEE E COPPIE DI FATTO
Ben venga un mondo che cerca pace anziché odio
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Leggiamo con sollievo il sì della Cei alla moschea a Milano e l'applauso convinto delle Acli milanesi all'apertura alle coppie di fatto del candidato Pisapia, a conferma del fatto che una parte della Chiesa non è così distante dalla strada intrapresa dall'ottava commissione consiliare del Comune di Livorno e che certe tematiche sono molto più condivise rispetto a quanto qualcuno vorrebbe far credere. Mons. Crociata, segretario generale dei vescovi italiani, interpellato sulla possibilità della costruzione di una moschea a Milano, ha risposto che «è un fatto che risponde al diritto fondamentale della libertà religiosa, che include anche di poter disporre di luoghi di culto». Le moschee, ha fatto notare, sono anche luoghi di aggregazione sociale che devono rispondere alle «esigenze di vita sociale e comunitaria nel rispetto della nostra costituzione e delle leggi che in Italia regolano la convivenza» e ha ribadito il concetto della necessità di allargare i diritti naturali della persona da molti ormai recepito, in soccorso a chi si sta continuando a dichiarare ancora contrario. In realtà, il vero pericolo è la "strategia del terrore" adottata da anni dal presidente del consiglio che continua ad accostare in maniera ossessiva la religione islamica (stessa matrice di quella cristiana) praticata da più di 2 miliardi di persone, alla lotta politica di gruppi di fanatici estremisti: il terrorismo. Come se negli anni '70 l'italiano cristiano fosse visto dal resto del mondo come un "brigatista". Non dobbiamo avere paura dell'Islam e della loro voglia di democrazia (percorso approdato nella nostra Costituzione), anche se dobbiamo chiedere agli islamici che abitano in Italia di essere capaci di condannare ogni estremismo. Ben dice Mons. Mogavero, vescovo di Mazara del Vallo, rispondendo a queste fantasiose affermazioni che secondo quanto il gruppo Moratti afferma, a Mazara dovrebbero essere islamizzati, ormai, da tempo mentre si sentono ancora liberi e cristiani come prima. Per quanto riguarda l'apertura alle coppie di fatto (che non è equiparazione a matrimonio o matrimonio di serie B) ricordiamo che non è una sconfessione della famiglia, ma è riconoscere una realtà che ormai esiste di fatto. Il rispetto della persona consiste anche nel rispetto delle sue scelte, sempre che non siano in contrasto con le leggi dello Stato. D'altra parte, se non riusciremo a renderci conto delle novità che la vita ogni giorno ci presenta ed a fare di queste novità non schegge impazzite, ma realtà guidate dalle leggi, rischiamo di restare indietro, non soltanto rispetto agli altri Paesi europei, ma anche dinanzi al divenire stesso della vita. Pertanto siamo convinte, sempre più, che la politica e le istituzioni debbano portare avanti certi progetti nel rispetto di tutti e voglio sperare con il contributo di tutti (partiti, movimenti, associazioni e le stesse religioni). Questo per costruire un mondo aperto alle novità nel rispetto della laicità dello stato, dei valori, dei diritti, della dignità della persona. Un mondo che vada non nella direzione dell'odio, ma della pace. Arianna Terreni (presidente Commissione consiliare pari opportunità)
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