Gioco
In 200 in cammino nel segno della pace
insieme alla Comunità di SantEgidio
insieme alla Comunità di SantEgidio
Altolà a ogni violenza nell'itinerario-amarcord dei bombardamenti
Roberto Olivato
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LIVORNO. C'è stata molta partecipazione alla giornata di "Livorno per la pace, un itinerario di memoria e di speranza" che la Comunità di Sant'Egidio, organizza ormai da otto anni nella giornata del 28 maggio, in memoria delle vittime dei bombardamenti, che in quel giorno del lontano 1943, distrussero la città. Il tema di quest'anno («una giornata per la pace per un mondo senza violenza») ha unito le vittime di ieri, decedute nei bombardamenti e ricordate con una lapide in Scali d'Azeglio, con le vittime di oggi. Vittime rappresentate dalle persone più deboli e ai margini della società, come gli anziani, gli emigrati, i carcerati, gli ammalati, i senza tetto e chi vive nel disagio fisico o morale. Il presidente Giorgio Kutufà ha sottolineato lo spirito di accoglienza che Livorno ha sempre dimostrato ed anche tutta la Toscana: «Ne sono testimoni i diversi profughi che la regione ha accolto», ha detto ricordando come anche la sua famiglia fosse arrivata dalla Grecia a Livorno, e che il fatto di non essere livornese, non gli ha precluso di ricoprire una carica istituzionale. Subito dopo è iniziato il corteo che ha visto 200 persone di varie etnie e con costumi esotici, incamminarsi verso il duomo, dietro lo striscione di Sant'Egidio, attese dal vescovo Giusti che ai bambini delle scolaresche presenti ha spiegato quanto «sia importante l'amicizia ed il rispetto del prossimo sin da quando si è piccoli». Fra i partecipanti, anche molti stranieri: a loro si è rivolto in piazza Cavour, Kpakilè Felemou, vicepresidente nazionale della Comunità di Sant'Egidio, parlando del rispetto reciproco fra immigrati e popolazione locale («rispetto che è alla base di ogni civile convivenza ed in contrasto con ogni forma di violenza»). Anna Ajello, responsabile della comunità livornese di Sant'Egidio, nella tappa agli Scali D'Azeglio ha messo in evidenza che «la violenza fra i giovani e la violenza sui poveri sono il volto di una società che non pensa al futuro. I giovani ed i poveri sono in verità una domanda vivente di futuro». Accompagnata dal suono delle sirene delle motovedette della Capitaneria di Porto, da parte delle oltre duecento persone intervenute, è iniziata la deposizione di fiori alla lapide che ricorda quanti trovarono la morte sotto le bombe nei rifugi delle cantine. La giornata è terminata in piazza Venti Settembre con uno spettacolo di bambini.
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