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Sughere, detenuto cerca di uccidere la guardia

Sughere, detenuto cerca di uccidere la guardia

Voleva telefonare a casa perché aveva saputo che il padre era morto. E ha aggredito l'agente che gli spiegava che non lo poteva fare. L'uomo, un magrebino di circa trent'anni, è indagato per tentato omicidio

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LIVORNO. Il giovane detenuto nordafricano era depressso, chiedeva di poter telefonare a casa perché aveva saputo che il padre era morto. L'agente carcerario gli ha spiegato che non si poteva fare.

A quel punto è scattata l'aggressione. Tutto è avvenuto in una manciata di secondi nel tardo pomeriggio, nella sezione di"transito" del carcere delle Sughere. Protagonisti un detenuto magrebino di circa trent'anni e un agente di custodia. Quando il detenuto ha capito che, senza l'autorizzazione del giudice, non poteva fare telefonate, ha afferrato un paio di forbici e una lametta che teneva vicino alla branda e si è scagliato contro la guardia.

La lama è affondata ripetutamente nel collo, nel torace all'altezza del cuore e nel ventre. Il poliziotto ha urlato chiedendo aiuto e accasciandosi a terra mentre il detenuto continuava a picchiarlo prendendolo a calci. Solo l'arrivo degli altri poliziotti della penitenziaria ha bloccato la furia del giovane. Lo hanno bloccato e messo in una cella d'isolamento. Poi hanno chiamato il medico interno e, visto le condizioni della guardia, hanno deciso di nonaspettare l'arrivi di un'ambulanza ma di caricare il collega su un'auto di servizio e trasferirlo all'ospedale dove il ferito - che perdeva copiosamente sangue - è arrivato poco prima delle venti di ieri sera.

Dopo le cure al pronto soccorso l'agente è stato ricoverato. Ora il magistrato dovrà ricostruire con esattezza come sono andate le cose. Il detenuto è indagato per tentato omicidio. Certo, il clima di forte tensione che si respira in questi giorno nel carcere deve aver favorito l'esplosione di violenza di ieri sera.

Da giorni i detenuti hanno attuato forme di protesta e attuano lo sciopero deolla fame per protesare contro le pessime condizioni di vita e il sovraffollamento delle celle.

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