Gioco
La strigliata del presidente degli agenti marittimi: nel mirino anche «la politica locale»
«Il porto ha perso 7 anni»
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Silvio Fremura Silvio Fremura: paralizzati dalle rendite di posizione
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LIVORNO. Se la leader di Confindustria Emma Marcegaglia dice che il Paese ha perso dieci anni, il numero uno degli agenti marittimi livornesi Silvio Fremura afferma che il nostro porto ne ha persi almeno sette: «Dopo gli anni del commissariamento, non sono seguiti quelli del riassetto e rilancio e oggi il porto si trova, alle soglie della ripresa economica, con gli stessi problemi del 2004». Tradotto: è un handicap «rispetto ai principali scali mediterranei» nel pieno del profondo mutamento che spinge la "containerizzazione" («e ingloba tutte le merci, finanche una parte dei rotabili e delle rinfuse liquide»). I toni non sono gridati ma la sostanza sì, nella relazione di Fremura all'assemblea dell'Asamar, l'associazione di categoria. Contro cosa punta il dito? Nel mirino: 1) la «condizione dei fondali»; 2) le «limitazioni al transito per le grandi portacontenitori»; 3) i «"colli di bottiglia" a terra»; 4) la «mancata ottimizzazione dell'uso di banchine e aree in concessione»; 5) gli «elevati costi dei servizi tecnico nautici». Non c'è più bisogno di qualcuno che si lambicchi il cervello per fare la diagnosi («ormai tutti sono in grado di farla»), dice: bisogna dare la cura (e invece «nessuno pare in grado di somministrarla»). Con un effetto: la migrazione delle grandi linee di navigazione verso Genova o La Spezia. Il leader degli agenti marittimi incalza il presidente dell'Authority Giuliano Gallanti, che pure con l'ok unanime al bilancio ha incassato un'apertura di credito dopo i forti mugugni prima della nomina: Fremura lo chiama «da subito a scelte coraggiose» che «ripensino ed ammodernino l'assetto» di un porto «ormai sclerotico ed asfissiato da rendite di posizione anacronistiche che ne minano irrimediabilmente la competitività». Dalla tribuna dell'assemblea Asamar il presidente tira la giacca a Gallanti ma dentro uno scenario a due facce in fatto di rapporti con il mondo politico-istituzionale. Da un lato: la richiesta di «un nuovo rapporto con la Regione e con il governo centrale» come «elemento cardine per il rilancio del porto» (con un apprezzamento specifico per «il rinnovato interesse» della giunta regionale per «le infrastrutture e la logistica come volano dell'economia»). Dall'altro: la «difficoltà di relazione» che, al contrario, esistono «fra le categorie economiche e la politica locale», come dimostra il rinnovo dei vertici dell'Authority (e mentre l'Asamar insiste sull'intenzione di costruire un "fronte delle imprese", rafforzando intanto il feeling con la Confindustria). Fremura chiede «un nuovo reale piano regolatore del porto che non sia unicamente un tratto di penna sulla carta o un libro dei sogni». Il presidente dell'Asamar mette nero su bianco due questioni. L'uno riguarda l'idea («sicuramente apprezzabile») di «superare l'anomalia dei concessionari art. 18 senza banchina»: è indispensabile «porre gli operatori nelle condizioni di fare investimenti e attrarre traffici» così come «verificare (sulla base di regole trasparenti) la corrispondenza tra piani d'impresa e effettiva attività». L'altra ha a che vedere con il traffico dei passeggeri («finalmente dovrà trovare una propria collocazione, non in contrasto con gli altri traffici»). Ma proprio da qui Fremura parte per l'ultima sottolineatura: è per la Porto di Livorno 2000, la società dell'Authority che gestisce il porto traghetti e crociere. Inutile dire che il riferimento è alla privatizzazione della società: ben venga, dice Fremura, ma occhio a non farne un «mero passaggio da monopolio pubblico a monopolio privato». M.Z.
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