Sicurezza
Pensione dolce per Fedora la chiccaia
Ludovica Monarca
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Fedora Pelosini per una vita ha gestito il negozio di dolci in via Toscana 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Perché è tutto vuoto? Dove vai Fedora?», chiede triste Martina, 4 anni. «A casa, ho lavorato tanto», le viene risposto con un sorriso. Fedora Pelosini ha 67 anni ed è vero: nella sua vita ha lavorato tanto. Con passione, con amore. Adesso è giunto il momento di andare in pensione. Il suo negozio di caramelle e cioccolatini è stato un vero e proprio punto di riferimento per tutto il quartiere Coteto, specialmente per gli abitanti di via Toscana, e ora che sta chiudendo definitivamente - il locale è stato acquistato dalla vicina scuola guida - tutti i suoi affezionati clienti, amici come Martina, si fermano a salutarla e ringraziarla. E sono tanti, tantissimi. Un vero e proprio via vai di persone di tutte le età. Ci sono abbracci, sorrisi e anche qualche lacrima di commozione. Perché la chiusura del negozio di Fedora per molti rappresenta la fine di un'epoca, di un pezzo di quotidianità. La sua non era una semplice attività commerciale, ma un piccolo angolo di dolcezza in cui rifugiarsi sapendo che una volta varcata la soglia si sarebbe sempre incontrato un sorriso complice, affettuoso. Fedora ha aperto il suo negozio insieme al marito, Ugo Baracchino, nel maggio 1967. «Quando ho conosciuto Ugo - racconta Fedora - non pensavo minimamente che i dolci avrebbero cambiato la mia vita. Io - spiega - ero diplomata all'istituto commerciale, lui invece faceva il rappresentante di dolciumi. Dopo qualche anno abbiamo deciso di aprire questa attività insieme e da allora le caramelle sono sempre state il mio mondo, anche dopo la sua morte». Fedora si commuove un po', ricordando il marito scomparso qualche anno fa, ma le torna subito il sorriso appena l'ennesimo cliente venuto a salutarla si affaccia sulla porta del negozio. Osservandola mentre regala le ultime caramelle rimaste nella bottega ormai vuota, è impossibile non coglierne la gentilezza. Tutto in lei esprime dolcezza al punto tale che viene da chiedersi se i genitori non abbiano scelto apposta il nome Fedora. «Lo so - scherza lei - evidentemente era scritto nel mio destino. In realtà mi chiamo Fedora perché mio nonno era un grande appassionato d'opera, però la torta "fedora" al cioccolato e panna è davvero il mio dolce preferito». Quarantaquattro anni di attività sono davvero tanti, abbastanza da diventare una vera esperta del mondo dei dolciumi. Fedora però non vuole parlare di caramelle, ma di persone, «perché di tutto questo periodo, ciò che davvero resta sono i rapporti umani - spiega - Questa è stata per me una seconda casa. Ho visto crescere due generazioni di questo quartiere. Ho fatto le bomboniere per i loro battesimi, lauree, matrimoni. I miei clienti e i miei vicini di attività sono i miei fratelli, sorelle, amici, figli. E io li ho cresciuti tutti a sorrisi e caramelle». Un affetto vero, profondo, che traspare anche dal manifesto che qualcuno ha appeso fuori dal negozio. Una semplice scritta "Grazie Fedora per tutte le dolcezze che ci hai dato in questi anni", circondata da centinaia di firme. «Fedora è stata il mio pusher di caramelle alla coca-cola e alla liquerizia da quando avevo dodici anni - racconta scherzando Claudio Carrai, 54 anni - Adesso che lei se ne va mi toccherà cambiare spacciatore, ma non sarà mai la stessa cosa». Fedora si commuove e lo abbraccia. Da domani il suo negozio sarà definitivamente chiuso e la dolce caramellaia si godrà il suo amato mare livornese. Via Toscana perde le sue caramelle, ma guardando le tantissime persone che arrivano a salutarla si capisce che Fedora ha ragione: ciò che davvero resta è l'affetto. Più forte delle caramelle al rabarbaro, più dolce delle Rossana, più avvolgente del cioccolato.
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