Il Tirreno

Livorno

E ora le cifre fanno il broncio

Mauro Zucchelli
<b>QUALIT&Agrave; DELLA VITA.</b> Sopra: un gratta e vinci fortunato. A destra: il dolce far niente in spiaggia
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QUALITÀ DELLA VITA. Sopra: un gratta e vinci fortunato. A destra: il dolce far niente in spiaggia

L'altra faccia delle statistiche: il pessimismo sorpassa i sorrisi

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 LIVORNO. Anche se si rimpicciolisce la "torta" della ricchezza prodotta dal sistema economico livornese vista nei conti delle imprese, le statistiche ufficiali fanno il miracolo di mostrare che nella nostra provincia è in crescita il Pil: 27.410 euro per ciascuno di noi, compresi i bèbè e gli ultranonni, roba che ci vale una bigia 45ª posizione a metà della classifica dei cento campanili del Bel Paese (comunque in dodici mesi abbiamo guadagnato due gradini e in due anni ne abbiamo saliti sei).  Il "termometro" del prodotto interno lordo - il Pil, appunto - ormai è diventato un totem per misurare tutto, un po' come gli indici di Borsa o il cambio con il dollaro. KENNEDY DISSE...  Eppure aveva proprio ragione un pericoloso estremista come Bob Kennedy quando ricordava che il Pil inserisce nella contabilità (positiva) tanto «le serrature speciali per le nostre porte di casa» così come «le prigioni per coloro che cercano di forzarle» ma «né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza». Tradotto: «misura tutto, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta».  Al tempo stesso, però, buttar via qualunque tipo di metro è il modo migliore per dribblare - qui e ora - qualsiasi raffronto e continuare a raccontarsi le favole a seconda dell'impressione estremporanea. E' quel che spesso accade, con una classe politica che ha scarsissima dimestichezza con strumenti così. NELLA CELLA DEI CLICHÈ  Ma è anche quel che, al di fuori del Palazzo, rischiano di fare i livornesi raffigurando sé stessi a colpi di cliché - salmastro, abbronzatura, infradito, falce & martello, fabbrica, macchinona, debiti e gabbionate... - perché ancora non sappiamo quel che siamo diventati: con gli infortuni del lavoro (ve li ricordate i tre morti in 10 mesi nel Cantiere formato coop?), con lo smantellamento del mercato del lavoro con il rullo compressore della precarizzazione più diffusa, con il liquefarsi del Partito-chioccia, con la crisi delle forme collettive come il volontariato.  Bisognerebbe cominciare a misurare «il Pil della felicità», lo disse alla festa dell'Unità sotto gli occhi del "popolo rosso" Alessandro Cosimi quando non era ancora sindaco.  Ci ha provato l'Ipr Marketing e l'ha chiamato "sentiment": per valutare con un numero tutta la soggettività che sta fuori dalle cifre dell'economia. Risultato: noi livornesi figuriamo fra le 15 province più pessimiste (su 110). Da noi la quota dei soddisfatti non arriva all'8%, nel resto della Toscana anche Pisa e Lucca non se la cavano benissimo ma l'una con la 74ª posizione e l'altra con la 67ª sono ben più in alto del 96º posto di Livorno. Ma o siamo volubili noi o lo è il termometro: dodici mesi prima eravamo al 61º posto (con l'11% di ottimisti), l'anno precedente al 70º, nel 2008 al 14º e a metà del decennio di nuovo giù in piena zona retrocessione, giù sul terzultimo gradino. IL DISAGIO NASCOSTO  Del resto, non mancano le spie d'un malessere sociale. Ad esempio, risultiamo nella top ten delle province dove più alto è il numero di denunce tanto per violenze sessuali come pure per lesioni e percosse ma anche per reati connessi allo spaccio di stupefacenti. I report sui servizi psichiatrici della Regione dicono che nella nostra provincia si contano 3.415 minorenni come utenti attivi: la percentuale più alta in Toscana dopo Lucca e Viareggio. E gli anti-depressivi vanno via come il pane: 334.730 confezioni in un anno.  Eppure - per quanto perfino il fisco ufficiale con i dati sull'Irpef indichi l'allargarsi delle diseguaglianze sociali - restiamo una città dove il patriarca delle grandi dinastie imprenditoriali, l'ambulante del mercato e il cassintegrato senza speranze prendono l'aperitivo alla stessa baracchina. E questo il Pil non saprebbe proprio come misurarlo.

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di Redazione web