Il Tirreno

Livorno

Lucarelli ricomincia dal pallone

Mauro Zucchelli
<b>LUCARELLI STORY.</b> Insieme allo showman Paolino Ruffini al Goldoni e mentre autografa la maglia di un baby tifoso
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LUCARELLI STORY. Insieme allo showman Paolino Ruffini al Goldoni e mentre autografa la maglia di un baby tifoso

Dopo i guai da imprenditore, torna per costruire sul calcio il futuro

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 LIVORNO. «Caro signor Lucarelli, io non mi sono mica messo a fare il centravanti». Raccontano l'abbia detto Rodolfo Cagliata, 85 candeline spente dopo Pasquetta sulla torta.  Quasi una "lezione" d'imprenditorialità che al bomber ex amaranto alle prese con il mondo degli affari - ingarbugliato più dell'area di rigore su un corner in zona Cesarini - arrivò quel giorno dall'immobiliarista che ancora oggi vale un fantastiliardo di metri quadri di proprietà fra terreni e appartamenti.  Chissà se è solo una leggenda metropolitana o una delle solite pillacchere gossippare: fatto sta che gira come una trottola nella Livorno che conta (o che vorrebbe contare) qualcosa.  Lucarelli Cristiano da Shanghai, classe 1975, compleanno nello stesso giorno di Luis Sepulveda e Buster Keaton, adesso torna nella "sua" Livorno. Ma rimettendosi a fare quello che sa fare meglio: l'uomo del Pallone. A 36 anni non avrà probabilmente voglia di smettere, men che mai dopo il bel gol alla Juve atteso una stagione intera con la maglia del Napoli: ovvio però che per disegnarsi il futuro non possa che iniziare a pensare di guardare il mondo da bordo campo.  Allenatore? No, semmai uomo-simbolo: com'era stato in campo negli anni formidabili della reconquista amaranto della A. Adesso inizia a provare a farlo da fuori, come la figura carismatica che Massimo Moratti, il presidentissimo dell'Inter, ha scelto per sbarcare a Livorno a incorporare il super-vivaio del Picchi, società peraltro già in orbita nerazzurra (comunque tenendo fuori però la prima squadra e gli juniores). L'annuncio giunge praticamente nel D-day del 40º anniversario della scomparsa dell'Armandino, campionissimo dentro gli stadi ma anche fuori.  Del resto, non è un segreto che Moratti lo vedesse di buon occhio già dall'estate 2005, con l'attaccante livornese che aveva appena vinto la classifica dei cannonieri a coronamento dell'epopea della prima stagione del Livorno in A dopo mezzo secolo.  Era stato lo stesso Lucarelli a confidare qualche mese dopo alla "Gazzetta dello sport" di aver avuto in Versilia un faccia a faccia con Moratti («mi chiese se volevo fare la quarta punta dell'Inter: lo ringraziai ma il mio legame con il Livorno era inattaccabile, ora forse accetteri l'offerta»). Non è durato lo spazio d'un mattino il feeling del patron interista per il calciatore amaranto: due stagioni più tardi Moratti avrebbe confessato che «Lucarelli lo prenderei tutta la vita». Poi, lasciando per strada il corteggiamento di euro-club come il Tottenham e il Celtic, Lucarelli farà la scelta sciagurata di andare allo Shakhtar Donetsk. Gioca solo una dozzina di partite, appena 4 gol e la voglia di fuggire dalla corte dell'oligarca-boss Rinat Akhmetov, un tipino che non esita a tirar fuori 136 milioni di sterline pur di farsi a Londra il super-atticone con vista su Hyde Park.  La premiata ditta Cristiano Lucarelli spa, insomma, torna al proprio "core business": il calcio. E' il prodotto con il quale si trova più a proprio agio il «calciatore guerrigliero» con «il Comandante e l'Havana sempre nel cuore», come dice l'inno militante dei Los Fastidios («un calcio a un pallone / un pugno su nel cielo»).  Nel business invece lo troviamo dentro la galassia Confindustria, visto che la sua Unicoop è nei ranghi della Fise-Uniport: anzi, agli inizi dell'avventura della coop guidata dal padre Maurizio sulle banchine del Canale Industriale le malelingue del porto non avevano mancato di sussurrare che dietro c'era la "manina" di Andrea Palumbo, ex numero uno di Confindustria e amico di Matteoli.  In realtà, poi, non quel matrimonio non s'è consumato. Ma successivamente - nell'autunno di tre anni fa, a pochi mesi dal voto per decidere chi farà il sindaco - il ministro ha fatto di tutto per far vedere il proprio zampino quando la compagnia di navigazione Tirrenia ha divorziato dalla Compagnia portuale per andare a nozze con l'altra grossa coop del porto, quella dei Lucarelli.  Se le banchine sono fonte di guai e preoccupazioni, non va meglio con l'editoria in cui il Lucarelli imprenditore si butta a capofitto: il "Corriere di Livorno" è una coop ma a metterci i quattrini è Cristiano Lucarelli. Le edicole lo tengono a battesimo nel 2007: il "9.9", in ricordo della sua maglia-simbolo con il numero "99" (in nome del legame con la curva ultrà anche se a un sito web del tifo napoletano dirà che quel numero è l'anno di nascita del figlio Mattia, ora negli Esordienti dei Posillipo Boys di mister Lello).  Bastano 14 mesi ed ecco che la prima gestione si vede decapitata del proprio gruppo dirigente, non passano tre anni ed ecco che il giornale chiude. In forma choc: a tirare giù la saracinesca («come fosse un negozio di merceria», dicono i lavoratori) arriva non il cannoniere-editore bensì un suo collaboratore, senza preavviso alle otto di sera con le pagine già quasi completate.  "Dietro al Corriere" diventa la pagina Facebook con 4.865 amici e un blog con i «retroscena sulla storia del giornale raccontati dai giornalisti». Detto in uno striscione: «Dategli il miliardo così ci paga gli 8 stipendi». Ironia al veleno sul miliardo (di lire) al quale Lucarelli aveva rinunciato per vestire l'amaranto: ne aveva fatto il simbolo che nel football strapagato c'è ancora qualcosa che non si compra.  Il mese scorso il calciatore - ma semplicemente come persona informata sui fatti - è stato ascoltato dal nucleo tributario delle Fiamme Gialle che, sotto la guida del pm Mannucci e del procuratore capo De Leo, indaga sulla gestione amministrativa della società del quotidiano: sembra che nel mirino vi fossero le presenze indicate nel verbale di una assemblea dei soci.  Adesso, però, riecco Cristiano Lucarelli a Livorno sotto il segno del pallone: torna mentre si avvicina il giorno in cui attaccherà definitivamente al chiodo le scarpette. Anche se ora i tifosi del Napoli gli dedicano gli "osanna" perché in casa della Juve ha segnato il gol che vale la Champions. Nel giorno di santa Giulia: perché, diciamolo, quanto a miracoli san Gennaro ci fa un baffo.

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di Redazione web