Il Tirreno

Livorno

Sola, clandestina e senza soldi: la polizia fa una colletta e le procura il permesso di soggiorno

Incinta con un bimbo in braccio ragazza adottata dalla questura

Lara Loreti
Incinta con un bimbo in braccio ragazza adottata dalla questura

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LIVORNO. Sola, senza soldi, incinta di sei mesi, con un bambino di 2 anni e mezzo in braccio e due valigie. Un passato di violenze alle spalle. Appena 22 anni, lo sguardo smarrito di chi non sa che fare né dove andare. E di chi non capisce la lingua. Loveth è nigeriana, parla inglese e non comprende quasi nulla di italiano. Lunedì sera s'è presentata in questura, in via Fiume. Spaventata. «Aiuto», è l'unica parola che ha saputo dire. Ma la polizia l'ha adottata nel vero senso del termine: gli agenti hanno preso in consegna il piccolo, hanno rifocillato i due con cibo e bevande e poi hanno fatto una colletta per far dormire mamma e piccino in un albergo.  Loveth è arrivata in città dopo un viaggio estenuante dalla Svizzera, dove viveva fino a l'altro giorno. A Livorno era già stata per un anno, nel 2010, ma per il momento non aveva alcuna intenzione di tornarvi... E invece è incappata in una brutta avventura.  Appena giunta in questura, verso le 22, agli agenti la donna ha mostrato un documento del tribunale: si tratta di una citazione per un processo. A novembre la donna, quando era ancora a Livorno, ha subito una violenza sessuale da parte di un tunisino che è stato subito arrestato dalle forze dell'ordine. Lo straniero l'ha aggredita alla stazione: l'ha afferrata per le braccia da dietro e le ha puntato un coltello alla gola. Poi ha tentato di stuprarla, ma lei ha resistito. Quindi quell'uomo l'ha derubata di soldi e cellulare. Ma il tempestivo arrivo di una pattuglia ha evitato il peggio. E il tunisino, 29 anni, è stato arrestato. A breve ci sarà il processo a cui Loveth dovrà partecipare.  Quindi, sulla base di questa convocazione, il governo svizzero ha espulso la giovane e l'ha accompagnata in Italia, a Roma, da dove poi lei è partita alla volta di Livorno. Un viaggio massacrante durato un giorno intero. Solo che l'udienza è fissata per il 6 luglio. E così Loveth si è ritrovata in Italia, con un mese e mezzo di anticipo, senza sapere dove andare. La ragazza non sapeva la data del processo né il motivo per cui doveva presentarsi in tribunale: nessuno gliel'aveva detto. Sui fogli c'era scritto, ma lei non parla né legge l'italiano. L'ha appreso a Livorno. E così, non sapendo dove andare, la donna ha chiesto soccorso alla polizia. Sfinita si è presentata al corpo di guardia della questura e ha affidato il piccolo a un agente che lo ha preso in braccio e l'ha addormentato.  I poliziotti della questura di Livorno e gli agenti del reparto mobile di Genova si sono subito adoperati per aiutarla. Per prima cosa l'ufficio minori ha contattato tutte le strutture umanitarie della città. Ma era tardi ed erano tutte piene. Allora verso le 23 è stato fatto un ulteriore tentativo: una pattuglia ha accompagnato la nigeriana alla Caritas, in via delle Cateratte, ma neanche lì è stato possibile accogliere Loveth e il suo bimbo.  Allora gli agenti hanno deciso di fare un gesto umanitario che va al di là di ogni divisa: hanno messo 5 euro per uno e hanno pagato la notte alla donna all'hotel Europa. Poi ieri mattina la ragazza è stata accolta di nuovo in questura ed è stata sistemata in una struttura protetta nel Senese dove resterà fino a luglio. La polizia le ha anche dato il permesso di soggiorno semestrale che spetta alle donne in gravidanza.

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di Redazione web