Il Tirreno

Livorno

Il vescovo: S. Giulia era un'immigrata, dobbiamo accoglierli

Mauro Zucchelli
<b>LA PACE DOPO LA TEMPESTA.</b> Il vescovo Giusti e il sindaco Cosimi insieme sul palco del Voltone (foto Lezza)
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LA PACE DOPO LA TEMPESTA. Il vescovo Giusti e il sindaco Cosimi insieme sul palco del Voltone (foto Lezza)

Pace fra Giusti e il sindaco dopo le polemiche Cosimi si affida ai santi per il Lotto Zero

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 LIVORNO. «Nel calendario ecclesiale è il giorno di santa Giulia ma anche quello di santa Rita: i fedeli la chiamano la "santa delle grazie impossibili". Ecco, abbiamo bisogno di qualcuno che guardi con amore questa nostra città». Ma a dirlo dal palco di piazza della Repubblica non è il vescovo Simone Giusti appena prima di benedire «i gozzi, le persone e Livorno tutta»: è il sindaco Alessandro Cosimi, e questo tentativo di cercare santi in paradiso chiunque lo legge come un riferimento implicito al Lotto Zero negato, il completamento della Variante Aurelia fino a Chioma, sparito sotto il naso della città.  Ma non è l'unica sorpresa che salta fuori: a maggior ragione inaspettatamente, visto che è difficile attendersi "colpi di teatro" dalla liturgia di una messa e da una processione solenne. Eppure...  L'altra sorpresa che c'è dietro questo "eppure" la mette in campo il vescovo, che pure dedica quasi tutta la predica a strigliare l'indifferenza dell'Occidente di fronte alle persecuzioni anti-cristiane («i musulmani livornesi chiedono giustamente una moschea, vorrei ascoltare la loro voce anche per condannare queste violenze»). Non è una scoperta di oggi che santa Giulia fosse una giovane nordafricana, tunisina per la precisione. Ma dirlo qui e ora è quasi dirompente: basti pensare ai mille timori per l'ospitalità ai tunisini in fuga dal Nordafrica, basti ricordare le tensioni fra vigili e senegalesi nella zona del mercato.  Giusti non chiede solo accoglienza (alla città ma anche soprattutto alla comunità ecclesiale «a testimonianza del Vangelo di Cristo in cui crediamo»): chiede soprattutto che «sulla sponda sud del Mediterraneo si facciano tacere le armi e le bombe, fonte di morte e non di soluzioni vere». Ancor più forte è l'invocazione nella preghiera dei fedeli: come quando si supplica «il Dio della Pace» perché «il Mediterraneo si trasformi in un ponte di solidarietà e accoglienza», sottolineando che «il mare che bagna le nostre coste e le nostre banchine è lo stesso che da troppo tempo inghiotte i corpi di tanti nostri fratelli e sorelle che dall'altra sponda scappano da fame, violenza e guerra».  L'altro fotogramma-clou riguarda la "pace" fra vescovo e sindaco dopo loe polemiche: con un doppio saluto affettuoso sia sul Voltone che in Santa Giulia. Cosimi riprende alcuni passi dell'omelia di Giusti sulla simbologia di avere noi livornesi una patrona "immigrata". Sacrosanta la coesione, giusta l'accoglienza «ma - aggiunge - chi governa ha anche la responsabilità di far rispettare le regole. Sono la garanzia per tutti».

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