Sicurezza
Il mercato è con gli extracomunitari
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Michele Nencioni Gli ambulanti: «Non è delle retate che abbiamo bisogno»
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LIVORNO. Chiarezza. E' ciò che chiedono i commercianti di piazza Cavallotti al Comune e alle forze dell'ordine dopo le ultime retate contro i venditori abusivi. Sono passati pochi minuti da quanto è divampato il nuovo scontro, dopo i feriti e l'arresto di giovedì. Camminando fra i banchi, non si respira rabbia ma nervosismo cresciuto negli anni. Sono pochissimi i commenti contro i senegalesi, tanti gli sfoghi sul mancato rispetto e sulla mancata applicazione della legge. La "pancia" della piazza tifa per i giovani ambulanti di colore e prende la distanza dai vigili urbani. Con i senegalesi Potrebbe suonare come una contraddizione - dato che anche loro dovrebbero essere danneggiati dall'abusivismo - ma per la maggioranza di chi possiede un banco in piazza Cavallotti «i colpevoli non sono di certo quei poveri ragazzi, ma le autorità che per mesi fanno finta di non vedere e poi improvvisano retate. Lanciano messaggi ambigui». Gianluca Chiappi, 52 anni, fa il fioraio in piazza Cavallotti da più di 20 anni e le dinamiche del mercato le conosce bene. «I venditori abusivi ci sono sempre stati fin dagli anni ottanta - spiega - eppure nessuno si è mai mosso per risolvere la situazione concretamente. Ogni tanto decidono di punire chi vende merce contraffatta, ma i senegalesi sono solo l'ultimo e il più debole tassello di un sistema più complesso. Perché non cercano e arrestano chi quella merce gliela fornisce? Perché non multano i cittadini che la comprano?». Guerra fra poveri Anche Giuliana Brioschi, 71 anni, residente nella zona, la pensa così e aggiunge «In questo modo non si fa altro che alimentare una guerra tra poveri, basterebbe una presenza quotidiana delle forze dell'ordine per riuscire a trasmettere l'esistenza di leggi precise e magari riuscire a creare un'alternativa dignitosa per questi ragazzi». Mettiamoli in regola L'alternativa di cui parla la commerciante, secondo alcuni, potrebbe anche essere una vera e propria regolarizzazione. La propongono Bruno e Michele Crestacci, padre e figlio proprietari di un banco alimentare. «I senegalesi che sono qui sono tutti bravissimi ragazzi - dicono entrambi, raccotando le loro esperienza con i giovani africani - Non rubano, non disturbano, cercano semplicemente di guadagnare qualcosa. Se sono venuti in Italia, è perché noi occidentali abbiamo distrutto i loro Paesi, siamo in debito con loro». E dunque la soluzione dovrebbe essere semplice: « Andrebbero regolarizzati, così pagherebbero anche le
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