Sicurezza
Diabete, troppi rischi per il parto
Gian Ugo Berti
Specialisti a confronto in un convegno dell'Asl 6
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LIVORNO. Diabete e gravidanza non vanno davvero d'accordo e, purtroppo, è la complicazione più frequente (10% dei casi) con effetti gravi e preoccupanti sulla madre e il feto. Lo hanno sottolineato con forza, oltre 100 specialisti diabetologi e ginecologi, nonchè infermieri ed ostetriche di tutti i centri della regione, costruendo un percorso di diagnosi e cura uniforme, in un convegno a Livorno. Sono maggiormente interessate le donne che iniziano la gravidanza in sovrappeso, quelle che hanno familiari affetti da diabete mellito e quelle con età maggiore di 35 anni. Come ha sottolineato il coordinatore, Graziano Di Cianni, direttore dell'Unità Operativa di Diabetologia, «vuol dire essere esposti alla possibilità di un bambino troppo grosso, oltre che una maggiore incidenza di parti prima del termine e di tagli cesarei. Esiste anche un rischio elevato di sviluppare il diabete negli anni successive al parto». «Per controllare la situazione - aggiunge - spesso basta una corretta alimentazione e, quando possibile, una regolare attività fisica. Nel 20-30% dei casi questo non è sufficiente e bisogna ricorrere all'insulina (in gravidanza non possono essere somministrati le compresse che normalmente vengono utilizzati per la cura del diabete). Le donne poi che hanno avuto il diabete in gravidanza devono controllarsi dopo il parto per prevenire il diabete». L'importanza di questi temi è stata sottolineata negli interventi del dott. Graziano Di Cianni e del prof. Giorgio Mello, direttore del centro di riferimento per la gravidanza ad alto rischio dell'Azienda Ospedaliero Universitaria di Careggi. Da uno studio cui anche la struttura livornese ha partecipato, sono stati definiti i nuovi criteri per la diagnosi del diabete gestazionale, adottati in Italia da una Conferenza Nazionale di Consenso, promossa dalle società scientifiche diabetologiche Sid-Amd. La regione Toscana ha sempre riconosciuto l'importanza di tale malattia, inserendo la procedura della diagnosi nel libretto regionale della gravidanza, senza il pagamento di alcun ticket. L'Asl di Livorno è stata la prima Asl ad adottare le nuove linee guida: il primo passo, per la creazione di un percorso multidiscilpinare che vede impegnate le Unità Operative di Diabetologia e Ostetricia-Ginecologia, nonchè il servizio dietetologico dell'ospedale e le ostetriche del territorio. I risultati, come hanno sottolineato sia il direttore sanitario Luca Lavazza, che il direttore del dipartimento materno-infantile Edoardo Micheletti, stanno a dimostrare l'importanza della creazione di percorsi diagnostico-assistenziali per il miglioramento dei servizi. Particolare soddisfazione è stata espressa da Luciano Cianferoni, direttore della Unità Operativa di Ostetricia-Ginecologia. «Per curare il diabete in gravidanza - conclude Di Cianni - non è necessario spostarsi da Livorno, anzi si cominciano a registrare arrivi anche da altri centri della regione, Pisa compresa».
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