Gioco
La Venezia si racconta andando a remi sul suo storico gozzo
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Il pubblico radunato nella sede della circoscrizione 2 In alto Otello Chelli, Gigi Suardi e Monica Ria Presentato il libro di Otello Chelli e Luigi Suardi sulla storia della sezione nautica biancorossa
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LIVORNO. È la storia di un gozzo e di una cantina protagonista delle gare remiere livornesi. Ma si trova anche molto di più: è la memoria di un quartiere e di una comunità che ci riporta direttamente al nucleo originario di Livorno: "La Venezia e le gloriose imprese della cantina e del gozzo" è appunto il titolo del volume, riccamente illustrato, scritto da Otello Chelli e da Luigi Suardi. Il volume è stato presentato ieri pomeriggio alla circoscrizione 2 in una sala stracolma di pubblico. A presentare il libro, oltre agli autori, si sono avvicendati la presidente della circoscrizione 2, Monica Ria, l'assessore allo sport Claudio Ritorni e monsignor Paolo Razzauti, che ha ricordato di avere sempre tifato per il gozzo della Venezia, benché nativo di San Jacopo, sottolineando come sia importante serbare la memoria e le tradizioni della propria città. Nel volume sono narrate, grazie a un'accurata ricerca di emeroteca, le imprese del gozzo della Venezia dal dopoguerra a oggi: in pratica gli ultimi sessant'anni di vita livornese, riscoprendo magari personaggi un po' persi nella nebbia del tempo oppure episodi divertenti. Personaggi spesso caratterizzati da soprannomi pittoreschi come "Ciondolo", "Uccellino", "Pecchio" oppure "Schicchero", al secolo Leonetto Agretti specializzato nel realizzare "stroppoli" in corda di Manila per bloccare il remo allo scalmo. Imprese di un gozzo e di una cantina, che, come sottolinea Otello Chelli, sono racchiuse nella cornice di un quartiere irripetibile quale è la Venezia Nuova, che costituì storicamente il nucleo della città nascente oltre quattro secoli fa. «Un quartiere - ricorda Otello Chelli, sempre emozionato ad ogni start della sua Venezia agli appuntamenti del Palio - dove la vita collettiva era qualcosa di straordinario, una vita più semplice, conquistata giorno per giorno, dove una volta al mese ci si ritrovava a cena tutti insieme sul viale Caprera». «E chi è nato in Venezia - chiude - rimane veneziano anche quando si trasferisce altrove».
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