Gioco
L'italiano si mette i jeans a vita bassa
Mauro Zucchelli
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Gli studenti al convegno alla Cciaa. A destra: Maraschio e, sotto, Gheno«Tv1kdb, strappona mia». La neo-lingua dei ragazzi all'esame dei prof della "Crusca"
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LIVORNO. La «turbochiappa» ce l'ha quella tipa che ha una fortuna sfacciata. Potrebbe anche «essere diabetica» se la tira lunga con frasi troppo sdolcinate. Basta che quei chili in più non la facciano una «bombazza»: andarsene a giro con quelle così «è una lussata», anche se non la smette mai di «scoppiare il cicchino». Potrebbe continuare chissà quanto lo slalom in mezzo ai modi di dire dei ragazzi under 20. La fotografia arriva dal convegno nazionale promosso, nel 150º compleanno del Bel Paese, dall'Associazione pro Liceo Classico "Aurili" in tandem con l'Isis Niccolini Palli e il "timbro" scientifico dell'Accademia della Crusca. L'hanno aperto gli interventi di Marco Rossi (presidente dell'Associazione Aurili) e Nedi Orlandini (preside dell'Isis), oltre che del sociologo Luca Lischi e del comandante dell'Accademia navale Pierluigi Rosati. 250 ragazzi. E se lo sguardo della prof. Nicoletta Maraschio, che della "Crusca" è la numero uno, vede nell'unità di lingua il legame-chiave quando ancora l'Italia era un puzzle di staterelli, in realtà i riflettori sono puntati sul lessico giovanile: ai raggi x - spiega Giafranco Porrà (Associazione "Aurili") - con una ricerca che ha coinvolto quasi 250 ragazzi e ragazze fra 16 e 19 anni, appartenenti a 15 classi di 9 scuole superiori. In tutta libertà, giurano i promotori. Ma anche puntando i piedi recalcitranti: lo conferma la prof. Vera Gheno, metà ungherese e metà finlandese ma con parlata toscanissima, figlia d'arte (il padre è un linguista che si occupa di letteratura ugro-finnica), riportando papale papale risposte come «mi sono rotto i coglioni di questi test di merda da bimbo scemo». Oppure prendendosi gioco tanto del politicamente corretto (con «diversamente magro») quanto dei ricercatori (con risposte-beffa «come quando "tv1kdb" viene "tradotto" in "ti vendo un kilo di banane"»). Le citazioni hard. Eppure il fatto che abbia avuto una risposta l'88,5% delle domande viene interpretato come una sorta di accettazione del coinvolgimento. Zigzagando fra i questionari (l'uso di «fio/fia» o di «ber topone», frasi come «è da pio che non ho un fidanzato bono» o «un sapé na sega»), la studiosa accetta il gioco dei ragazzi sotto i loro occhi - in platea alla Camera di commercio ce n'erano quasi 200 - facendosi forte del curioso effetto straniante che le citazioni "hard" hanno in mezzo ai termini tecnico-rigorosi sull'analisi linguistica. E' la prof. Raffaella Setti, anch'essa linguista della "Crusca", a sottolineare quant'è difficile passare dalla realtà dei ragazzi alla categoria "giovani": da un lato, perché sempre più precoce è l'adolescenza e sempre più lontano è l'ingresso nell'età adulta; dall'altro, perché i linguaggi sono un pan di spagna multistrato (la classe sociale della famiglia, il contesto metropolitano o strapaesano, la provenienza geografica, l'influsso dialettale, l'impatto con forme e tormentoni massmediati...). Babucco a chi? Logico che questo sventagli le risposte: talvolta si disperdono in 15-16 rivoli, dice Gheno. Con qualche pezzo unico: «babucco» (anziano), «prendere la storcionata» (ubriacarsi), «farsi una snandolf» (fumare una sigaretta), «pamputer» (pieno di sé), «segha» (brucia). Solo 12 parole sono indicate da più di 100 ragazzi: in testa «sfigato» (144), «rigozzare» (154), «dare buca» (155) e «chewing-gum» (185). Gheno prende la rincorsa da qui per individuare 36 termini-spia fra le parole nei questionari livornesi: 28 sono nei dizionari di uso comune, 4 nei dizionari dei gerghi giovanili e solo 4 non hanno tracce in dizionari esistenti. Risultato: i ragazzi non parlano una neo-lingua astrusa, se neo-lingua è lo è ormai di tutti. Nell'era del sms. E' la fine della scrittura? No, anzi le studiose dell'Accademia della Crusca insistono su un aspetto: magari a colpi di e-mail, sms e facebook «mai si è scritto così tanto». Tanto sì, ma anche bene? Ci sono modi corretti e modi sbagliati ma il confine non è così netto: anche perché le regole non sono fissate una volta per sempre, come fossero le "tavole della Legge" (grammaticale). E se lo dicono dall'Accademia della Crusca c'è da crederci: basti pensare che organizzare le "Olimpiadi dell'italiano" (a ottobre le finali a Firenze) si è rivelato difficile perché lo spoglio informatizzato delle risposte presuppone domande che abbiano una sola soluzione esatta senza se e senza ma. E invece nella lingua italiana i se, i ma e i forse si rincorrono. «L'italiano è una lingua in continuo movimento», sintetizza una esperta del calibro di Maraschio.
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