Sicurezza
Merli il precursore
35 anni fa la prima legge ecologista
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LIVORNO. Bisogna conservare come qualcosa di prezioso la memoria di quel che è stato Gianfranco Merli (foto), prima capo ufficio stampa al Quirinale e poi dirigente della Dc con lunga esperienza di parlamentare: parola di Roberto Meini e del Movimento Azzurro, formazione ambientalista di area cattolica. E' un appello che arriva a 35 anni da quando Merli varò la prima legge anti-inquinamento del nostro Paese, ben dieci anni prima della nascita del ministero dell'ambiente. Con innumerevoli tentativi di boicottarla perché disinquinare significava mutare la civiltà industriale. Merli torna d'attualità - viene sottolineato - perché è proprio dalla salvaguardia del valore ambientale delle acque che ha fatto partire la sua azione: e l'uso della risorsa acqua è nel mirino del referendum di giugno. L'esponente politico livornese, morto nel 1998, aveva saputo guardare lontano quando mise sul tavolo la proposta di istituire una Authority dell'acqua: è un'attenzione che il Movimento Azzurro ha ripreso, visto in questi mesi ha diffuso un decalogo per il rispetto dell'acqua presentato in Vaticano. «Merli vedeva nell'acqua l'emblema di Dio creatore e nella gestione delle risorse idriche intuiva una nuova civiltà dell'amore», ricorda Meini segnalando che Merli era «un cattolico che ha fatto dell'impegno politico un servizio intransigente al Paese, anziché rincorrere la logica delle poltrone: per questo il mondo politico si è rifiutato di capirlo». Tant'è vero che fin dal '94 il governo Berlusconi ha puntato a smantellare i paletti della legge anti-inquinamento e anche il centrosinistra non ha fatto molto meglio, visto che «ha ridotto da 51 a 18 i parametri sotto sorveglianza».
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