Il Tirreno

Livorno

A rischio il Mascagni (ma il governo è sordo)

<strong>ASSEMBLEA AL MASCAGNI.</strong> Sopra: l’intervento dell’assessore Tredici. Sotto: la platea
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ASSEMBLEA AL MASCAGNI. Sopra: l’intervento dell’assessore Tredici. Sotto: la platea

Idea: le "università della musica" in concerto sotto le finestre di Palazzo Chigi

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La musica, gli allievi del Mascagni l'hanno già portata in piazza nei giorni scorsi: tanti "striscioni" fatti di note per chiedere un futuro per il loro istituto. E se invece si alleassero tutte le 21 "università della musica" e andassero a fare un bel concertone sotto Palazzo Chigi per sturare le orecchie del governo?  L'idea arriva nel bel mezzo dell'incontro che, nell'auditorium del Mascagni, vede a tu per tu con gli assessori i vertici dell'istituto musicale e una folla di studenti (tanti), prof (parecchi) e genitori (non molti).

Potrebbe apparire un bel trucchetto per scaricare i guai sul ministro Gelmini: in realtà, di fronte ai tagli-capestro del governo alle finanze degli enti locali, è chiaro che diventa un boomerang restare entro la dimensione tutta locale e pensare che la soluzione alle incognite di bilancio sia semplicemente scannarsi fra i soggetti livornesi. La città comunque ha parlato chiaro: 3mila firme in calce alla petizione salva-Mascagni.  Gli istituti come il Mascagni - 21 in tutta Italia, parecchi dei quali in città di centrodestra - pagano lo scotto di aver intrapreso la trasformazione in istituti di tipo universitario ma rimanendo a metà strada perché i contributi extra inviati da Roma sono stati cancellati dal governo Berlusconi (così come ogni ipotesi di statalizzazione). 

Sia chiaro, non sono mancate tirate d'orecchi a Comune e Provincia: dalla platea si sono alzati anche dubbi sull'effettiva volontà degli enti locali di far di tutto per tenere in vita il Mascagni. Un'accusa respinta al mittente da tutti gli amministratori presenti: Bonsignori e Marconcini per la Provincia, Tredici e Nebbiai per il Comune.  Qualcosa si è mosso: la Regione, in passato sorda alle istanze di questi istituti, non solo ha moltiplicato contatti e attenzioni (anche grazie all'iniziativa del consigliere livornese Marco Ruggeri) ma manda anche un qualche segnale di disponibilità.

Idem il rapporto con gli analoghi istituti di alta formazione presenti in Toscana: hanno fatto quadrato e ora l'idea di parlare con una voce sola cresce anche su scala nazionale. «Solo che la certezza sulle entrate non c'è e fra tre mesi bisogna cominciare a "costruire" le cifre del bilancio del prossimo anno accademico», dice Giulio Cesare Ricci, presidente dell'istituto Mascagni: «Credo che il 2012 sarà l'anno in cui tutti gli istituti come il nostro affronteranno un difficilissimo guado: chi ce la farà, sopravviverà. Statene certi, noi non molleremo».

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