Il Tirreno

Livorno

Porto Mediceo, sfratto alla storia

Roberto Cestari
Francesco Crabuzza accanto ad un vecchio gozzo di legno in fase di restauro all’interno del capannone dell’Old Fashioned Boats che dovrà essere sgomberato entro la fine del prossimo giugno. Il cantiere è stato sfrattato dalla sede alla Spianata del Molo Mediceo
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Francesco Crabuzza accanto ad un vecchio gozzo di legno in fase di restauro all’interno del capannone dell’Old Fashioned Boats che dovrà essere sgomberato entro la fine del prossimo giugno. Il cantiere è stato sfrattato dalla sede alla Spianata del Molo Mediceo

Deve traslocare l'Old Fashioned Boats che restaurò il "Leone di Caprera"

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 LIVORNO. Lo scorso 5 maggio l'ufficiale giudiziario ha bussato alla porta dell'"Old Fashioned Boats", il cantiere navale della Spianata del Molo Mediceo, e ha intimato lo sfratto dell'azienda dal capannone e dall'area adiacente. Vedendo la situazione attuale, con il cantiere che ha inziato a liberare i piazzali ma ha alcuni lavori da consegnare, il provvedimento è stato rinviato, ma il prossimo 30 giugno il cantiere dovrà sgombrare. E non sarà solo un semplice sgombero: con l'"Old Fashioned Boats" se ne andrà un piccolo pezzo di storia del nostro porto, quello dell'unica (o quasi) azienda locale che, oltre alle imbarcazioni di uso comune, da diporto e da lavoro, era specializzata nel restauro delle barche d'epoca. Tanto per fare un nome, infatti, questo è il cantiere che ha restaurato il "Leone di Caprera", la lancia di circa 10 metri che nel 1881, partendo dall'Uruguay traversò l'oceano Atlantico, per venire in Italia a consegnare una spada d'onore del governo uruguagio a Giuseppe Garibaldi.  Una vita tra le barche. Francesco Crabuzza, 67 anni, è nato ad Alghero ma dal 1976 in Toscana. E' un maestro riconosciuto delle costruzioni nautiche in genere, in legno come di materiale plastico, ma di sé stesso dice sorridendo di essere solo un «falegname che si è appassionato parecchio alle barche». Dopo aver lavorato a Limite sull'Arno e a Cecina, nel 1983 trasferì la sua attività nella parte ancora in piedi del vecchio capannone abbandonato dal cantiere navale Orlando, che adesso verrà abbattuto per far posto ad una serie di unità commerciali.  «Abbiamo inziato collaborando con il cantiere Orlando, quando l'azienda provò la strada della ristrutturazione dei grandi yacht - ricorda Crabuzza - La prima barca su cui lavorammo fu il "Montrevel", un'ex nave oceanografica francese che venne allungata di 10 metri e trasformata in unità da diporto. Per questa nave costruii i ponti superiori, tutti in legno di teak, poi lavorai alla serie dei "Genesis", ma - aggiunge - lavorai anche sulle grandi navi: feci ad esempio tutti capi di banda in legno dei due traghetti "Mega" che il cantiere costruì per la Corsica Ferries».  I ricordi di Crabuzza vanno poi a quando il suo cantiere, nel 1998, prese l'attuale denominazione e si specializzò ulteriormente sul restauro delle barche d'epoca. Oltre al Leone di Caprera, attualmente esposto a Milano al Museo del Risorgimento, nel cantiere della Spianata del Molo Mediceo sono passate così vecchie barche di tutti i tipi, da semplici lancette e gozzi di varie dimensioni a scafi a vela e veri e propri yacht, imbarcazioni in legno che altrimenti sarebbero state destinate a sicura rovina. Da segnalare che ultimamente Crabuzza ha trasferito per conto dell'autorità portuale in un capannone alle spalle del Mercatino Americano il navicello e il piccolo rimorchiatore che erano esposti sul piazzale della Stazione Marittima, per il loro restauro museale. «Erano tutti e due in pessime condizioni - sottolinea - e abbiamo dovuto costruire uno speciale invaso per poterle spostare senza che andassero in pezzi».  Questo senza dimenticare i lavori "ordinari", sulle barche da lavoro, come quelle di Piloti e Polizia, e sulle imbarcazioni da diporto dei circoli nautici livornesi, piccole e grandi che fossero.  Addio al cantiere. «Abbiamo già iniziato a sgomberare il piazzale - spiega Francesco Crabuzza - e il 30 giugno dovremo lasciare tutto. Se è un problema? Pensate agli investimenti che ho fatto: ho messo a norma il capannone, rifacendo tutto l'impianto elettrico e installando l'impianto di areazione, ho comprato tre autogru, ho installato una falegnameria e un'officina complete e anche loro a norma - aggiunge - qualche problema certo c'è». E adesso dove andrà l'Old Fashioned Boats? «Le autorità ci hanno comunque ascoltato - risponde Crabuzza - e nella prossima settimana verrà esaminata la nostra richiesta di concessione provvisioria di un'area all'accosto 75. E' piccola, sono solo 1.300 metri quadrati, ma almeno potremo continuare a lavorare, montando una tensostruttura per le officine».  Il futuro. Crabuzza ricorda che la sua è un'azienda a carattere familiare (ci lavorano il figlio Manfredi, la figlia Francesca e il genero Francesco), ma che si avvale dell'opera di Giovanni Nerbi, uno degli ultimi maestri d'ascia, e di Manuel Roventini, un giovane livornese che partito come apprendista, adesso è cresciuto fino a diventare un valido tecnico. «Anni addietro eravamo in 14 a lavorare al cantiere, ma adesso è difficile trovare personale capace - aggiunge - ed è un peccato perché il lavoro ci sarebbe comunque. Al momento stiamo infatti restaurando o costruendo ex novo tre barche di legno». Ma oltre a questo Crabuzza mostra anche alcuni suoi interventi di "correzione": barche nate sbagliate che sono tornate a navigare grazie alle modifiche agli scafi fatte nel suo cantiere. Ma adesso dove andrà l'Old Fashioned Boats, al di là dell'assegnazione provvisoria all'accosto 75 di cui si deciderà a giorni?  «Per forza di cose seguiremo i circoli nautici livornesi se e quando dovranno trasferirsi dagli spazi attuali al Mediceo: Bellana, moletti o al limite - sorride ironico - andremo tutti quanti sullo Scolmatore. Certo - conclude Crabuzza - in ogni caso dovremo ricominciare da capo».

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