Gioco
Un arcobaleno di etnie, la carica dei 65 atleti
Martina Corirossi
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Gino Calderini del Coni e lassessora Carla Roncaglia Bambini di 21 nazionalità attesi in via dei Pensieri
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LIVORNO. Baby atleti, provenienti da ogni angolo della Terra, partecipano a Livorno al progetto "Lo sport multietnico", un'iniziativa promossa dal comitato provinciale del Coni. L'appuntamento è lunedì a partire dalle 17.30. «Questo progetto afferma i valori dello sport, ma si caratterizza soprattutto per una particolare sensibilità verso le modifiche sociali - spiega Gino Calderini, presidente del Coni di Livorno - Nella nostra città sono presenti 9mila cittadini stranieri, di 80 comunità diverse. Un dato che non può essere tralasciato». Un progetto realizzato congiuntamente con le istituzioni che ha visto coinvolte, da ottobre ad oggi, le scuole elementari Benci e Micheli, più le medie Borsi e Bartolena, gli istituti livornesi a più alta concentrazione di figli di immigrati. Scuole e società sportive hanno fatto rete intorno ai bambini per avviarli allo sport. «È un linguaggio universale, quello dello sport, riconosciuto da tutti - continua Calderini nella sua riflessione - che è stato utilizzato come strumento di integrazione sociale in una fase di forte intolleranza». Sono ben sedici le società sportive, di atletica, pallacanestro, danza, ma anche judo, calcio e karate che hanno accolto, con il contributo economico del Coni, 65 bambini di 21 nazionalità diverse. «Siamo orgogliosi di sottolineare che non esistono esperienze simili a livello nazionale», dicono gli organizzatori. E non finisce qui: lunedì ci sarà una grande festa finale per salutare questo anno di soddisfazioni. La prima parte della manifestazione sarà dedicata alle diverse specialità, mentre nella seconda, a partire dalle 18.30, i ragazzi confluiranno al Campo Scuola dove sarà organizzato "lo staffettone dei 5 continenti", che si concluderà con la premiazione di tutte le società sportive, le scuole e gli allievi coinvolti. Esprime piena soddisfazione anche Carla Roncaglia, assessore all'istruzione: «Una risposta puntuale al problema dell'integrazione, occorreva un input per immettere i bambini stranieri nel circuito delle attività sportive. Lo sport educa alla partecipazione e alla lealtà, che sono alla base del vivere sociale e aiuta la scuola a cementare questi valori».
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