Il Tirreno

Livorno

Otto operai che sono stati messi in mobilità contestano il provvedimento davanti al giudice del lavoro

Trelleborg, causa contro i licenziamenti

«E' un atto che viola le regole e l'accordo firmato con i sindacati»

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 LIVORNO. Sono stati licenziati e ora hanno fatto causa davanti al giudice del lavoro per chiedere la nullità dell'atto ed essere reintegrati al posto di lavoro. Ecco il senso del ricorso presentato da Andrea Palamara, 51 anni, Giovanni Corsi, 46, Mirco Bibbiani, 53, Carlo Freschi, 44, Massimo Bardi, 54, Stefano Bellatalla, 51, Giacomo Meini, di 39 anni e Ilio Campana, 48 anni, otto tra magazzinieri ed impiegati della Trelleborg licenziati dall'azienda che opera nelle guarnizioni industriali. Gli otto ex dipendenti, assistiti dall'avvocato Marco Guercio, hanno presentato un ricorso, che ricostruisce la vicenda e giunge alle conclusioni che il licenziamento è un atto «ingiusto, nullo, inefficace e illegittimo» in quanto violerebbe - secondo gli otto ex dipendenti Trelleborg - sia gli accordi sindacali stipulati a suo tempo che le regole della mobilità, oltre ad avere problemi di mancato rispetto dei tempi indicati dalla procedura.  Come si ricorda la vicenda che coinvolge gli otto lavoratori nasce dalla ristrutturazione della Trelleborg, la ex Polipac. Nel 2008 venne firmato un accordo tra la Trelleborg, la società Gb di Bergamo, sindacati e Confindustria, per il passaggio alla Gb (poi diventata Gbl), di 70 lavoratori Trelleborg. Alla fine però, la Gbl ne riassorbì 48, mentre gli altri passarono alterne vicende: alcuni vennero riassorbiti un altre società, altri si dimisero, e alla fine sono rimasti questi otto, tra i più anziani del lotto, che alla fine, nell'ottobre 2010 sono stati messi in mobilità.  I ricorrenti contestano il fatto che l'accordo prevedeva il riassorbimento di 70 unità lavorative nella Gb e non di 48, sottolineando allo stesso tempo come la nuova società abbia nel frattempo proceduto ad altre assunzioni esterne. Oltre a questo ricordano che i criteri della messa in mobilità dei dipendenti hanno una procedura precisa, indicando come discriminante l'anzianità lavorativa e i carichi familiari, mentre in questo caso sono stati licenziati alcuni dei lavoratori con maggiore anzianità e che hanno mogli e figli a carico.

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