Il Tirreno

Livorno

Da una canzone al romanzo: Faggella scrittore

David Fiesoli
Da una canzone al romanzo: Faggella scrittore

Ambientato nella Maremma di fine Ottocento l’esordio letterario del musicista livornese. «In fondo anche l’artista è un po’ un escluso»

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LIVORNO. Dalla canzone è nato un libro. Lui è Luca Faggella, musicista e ora anche scrittore, livornese trapiantato a Roma e innamorato della Maremma. Dalla penultima traccia del suo ultimo album (”Ghisola”, del 2010) è nato il libro “Maremma sangue. La vera storia di Dante Busonero detto Inferno”, edito da Zona. Una vera storia che vera non è, ma ha comunque molto di reale.

Luca, come ti è venuto in mente di scrivere un libro sulla storia di un brigante maemmano?
«Scriverci una canzone, sul brigantaggio in Maremma, mi ha dato l’idea. E la voglia di approfondire. Perché è una pagina in fondo poco elaborata dagli storici, una pagina sicuramente scomoda nell’anno delle celebrazioni per l’Unità d’Italia, perché ricorda la violenza perpretrata dallo stato unitario in una regione dove la gente crepava in nome del profitto. Il sindacalismo e il socialismo erano ai primordi, la gente crepava e la giustizia se la facevano i briganti soli e solitari, che agivano non in bande, ma conducendo un’esistenza isolata, dal sapore quasi ascetico. E poi ho voluto raccontare l’altro volto della Toscana, che è stata una terra attraversata da una violenza cieca, da lotte furibonde»

Dante Busoneri però non è mai esistito.
«No. E’ un personaggio immaginario, e tra l’altro il suo cognome l’ho preso dal ramo materno della mia famiglia, in cui si ritrovano radici maremmane e c’è questo cognome. Ma per scrivere di un personaggio inventato mi sono ben documentato: in Maremma ho letto testi, ho raccolto dati sul fenomeno del brigantaggio, ho parlato con la gente del posto. Mi sono riferito a molte figure reali e per delineare un personaggio immaginario, a cominciare dalle sue emozioni, dalla sua solitudine, dal suo desiderio di giustizia».

Ma c’è in agguato un parallelo tra la solitudine del brigante e quella dell’artista?

«Sì. Anche Max Gazzè, con il quale ho lavorato, ha fatto un parallelo tra il brigante e l’artista. E Gimmi Santucci, proprio nella prefazione al romanzo, scrive: “l’artista abita l’area dei non-integrati, corre sulla linea che marca la congrega degli esclusi”. L’artista è un eretico, perché etimologicamente eresia vuol dire scegliere, il componente accetta, l’individuo sceglie. Il bandito sceglie. L’artista è un bandito? Lo è Luca Faggella?»

Sempre più musicisti si mettono a scrivere libri: Guccini con i gialli, poi Vecchioni, Venditti, Bianconi dei Baustelle e ora perfino Mietta. E’ la ricerca di una nuova forma di espressione artistica?
«Non lo so. Io sono un grande lettore, molto appassionato. E ho sempre avuto il sogno di scrivere. A dire il vero ho scritto tante cose, senza pubblicarle e anche senza la pazienza necessaria a uno scrittore. Stavolta ho voluto mettermi alla prova, portando a compimento un racconto, cosa che non avevo mai fatto prima».

Domani presenti il libro a “Mangiarsi le parole”. Il tuo legame con Livorno...

«E’ un legame tribale, ancestrale. È la città che amo profondamente e in cui mi sento più a disagio allo stesso tempo, perché è molto cambiata dalla mia infanzia, e in peggio. E’ come se la città non avesse più una voce originaria, il livornese d’accatto di adesso viene rappresentato ignorante e patetico, con le infradito e la catena d’oro, lui porta la bandiera della città, e invece non ci appartiene. Il vero livornese invece è più vicino a Piero Ciampi: raffinato, caustico e intelligente. Simone Lenzi dei Virginiana Miller è un livornese così, un baluardo etnico. Come Mario Cardinali del Vernacoliere: un livornese colto, sfacciato ed elegante».

Luca Faggella ha presentato “Maremma sangue” anche al Salone del libro di Torino, ad Alessandria, alla libreria Melbookstore di Firenze il 12 giugno, e il 10 giugno a Scarlino.

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