Il Tirreno

Livorno

«È depressa». Invece muore di tumore

Juna Goti
In alto una foto dell’anziana scomparsa, Uliana Antichi
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In alto una foto dell’anziana scomparsa, Uliana Antichi

Al pronto soccorso di Livorno la dimettono: ha le emorroidi. A Pisa la diagnosi choc

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LIVORNO. Va al pronto soccorso di Livorno e la rimandano a casa con una prognosi di tre giorni. Il referto parla di «condizioni cliniche generali discrete», «umore depresso», «emorroidi». Due settimane dopo la donna torna in ospedale, ma questa volta i familiari scelgono Pisa. Qui le viene diagnosticato un tumore all'ultimo stadio. Morirà qualche settimana più tardi. 

La denuncia arriva dal coordinatore nazionale dell'Aduc e presidente dell'associazione di assistenza Caregiver, Gianfranco Mannini, che ieri ha scritto all'assessore regionale al Diritto alla salute, Daniela Scaramuccia, e alla direttrice della Asl 6, Monica Calamai, per chiedere l'apertura di un'inchiesta.  Al centro della vicenda una livornese di 84 anni, Uliana Antichi, che il 26 febbraio è stata trasportata al pronto soccorso di Livorno dimagrita e con un blocco intestinale. «Da una paio di mesi - racconta il figlio, Elio Nuti - mangiava poco, era sempre stanca. Abbiamo chiamato il medico curante che le ha prescritto le analisi del sangue (con i marcatori tumorali) e un'ecografia». 

A Parrana San Giusto, frazione del comune di Collesalvetti dove viveva l'anziana, le visite e i prelievi si fanno una volta a settimana. Così il figlio, preoccupato, ha deciso di chiamare il 118.  Uliana Antichi - che tra gli anni Sessanta e Ottanta ha gestito un maglificio in via delle Sorgenti - viveva sola (vicino alla cognata) da quando era rimasta vedova, cinque anni fa. Il figlio e i nipoti, per farle visita, si spostavano da Livorno.  Al pronto soccorso, come racconta il figlio e come testimonia il referto, l'anziana è rimasta dalle 11.38 alle 20: le è stata fatta una visita, con elettrocardiogramma e prelievo del sangue. Poi è stata dimessa: «Condizioni cliniche generali discrete, umore depresso, magrezza patologica, presenza di gozzi emoroidari». E ancora: «Riferite emorroidi sintomatiche». 

Il figlio è furioso. Sostiene che «quando ce l'hanno restituita ci hanno detto che l'avevamo portata in ospedale perché non volevamo occuparcene a casa. Era solo depressa e aveva bisogno di mangiare».  La donna, dal punto di vista clinico, aveva avuto un passato tutt'altro che sereno: i problemi fisici e cognitivi si erano accentuati nel 1996, per colpa di un'ischemia cerebrale.  Dopo la visita al prontosoccorso torna a casa: continua a dimagrire, è allettata e il 13 marzo i parenti la portano di nuovo al pronto soccorso. Questa volta di Pisa. Viene ricoverata in Medicina generale: la diagnosi è di «neoformazione rettale con metastasi epatiche».

Tradotto: il problema non sono le emorroidi e neppure la depressione, ma un brutto tumore. Anche eseguire la biopsia, per lo stato avanzato della malattia, diventa impossibile. L'anziana viene sottoposta a un intervento chirurgico per l'inserimento di un catetere e il 5 aprile viene dimessa. Una dimissione "protetta" nell'ospedale di comunità, al quarto padiglione del presidio di Livorno. È qui che si è spenta il 27 aprile.  Il rappresentante dell'Aduc grida alla «malasanità» e minaccia di rivolgersi alla magistratura. Mentre il figlio chiede che «sia fatta chiarezza perché un episodio del genere non si ripeta più». 

La Asl di Livorno si difende: «La signora è stata visitata regolarmente da una gastrointerologa, le è stata fatta un'esplorazione rettale che ha evidenziato la presenza di emorroidi e le sono stati fatti gli esami del sangue, che non hanno evidenziato criticità. Quando è stata dimessa ai familiari è stato consigliato di rivolgersi al medico curante per farsi prenotare ulteriori esami».

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di Redazione web