Il Tirreno

Livorno

Lacrime e applausi, il grande abbraccio ai ciclisti

Cristiano Meoni
“108 presente” (è il numero di Wouter). E presenti ieri anche i livornesi
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“108 presente” (è il numero di Wouter). E presenti ieri anche i livornesi

I compagni di Wouter tagliano il traguardo tutti insieme e la folla si commuove. 50mila sulle strade

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 LIVORNO. A cosa avrà pensato quella signora dietro le transenne che piange copiosamente? A Wouter? A sua moglie Anne Sophie? Al bambino che nascerà tra qualche mese? Magari non sa neppure pronunciare il nome - Wouter Weilandt - e forse non sa scriverlo. Magari, la signora, è andata al Giro solo per esserci, come tutti gli altri 50mila livornesi che hanno atteso i ciclisti sulle strade. E immaginiamo che non pensasse di commuoversi fino alle lacrime quando, un'ora prima, agitava la bandierina dello sponsor, calzava il cappellino dello sponsor, prendeva per il nipotino in maglia rosa il gonfiabile dello sponsor. Poi però, quando ormai l'arrivo era vicino - era da poco passata la Rotonda - gli otto compagni di squadra di Wouter e l'amico Tyler Farrar della Garmin si sono messi alla testa del gruppo, ed un groppo è salito alla gola. L'applauso, interminabile, al taglio del traguardo ha suggellato il grande abbraccio di Livorno ai corridori.  Il momento che racchiude il senso di una giornata, ma anche della vita che continua a scorrere, che è più dura del muretto sul passo del Bocco, è l'immagine schiacciata dalle telecamere dei nove che pedalano allineati, davanti al gruppone, e prima dell'arrivo si cercano, allungano le braccia e si stringono, tutti insieme per Wouter, per la moglie, per il bambino, per loro stessi.  Hanno le labbra serrate, i volti scolpiti. Ma un attimo prima del traguardo Tyler Farrar si lascia andare a una smorfia di dolore dove c'è tutto. La gente capisce e applaude, solo applausi nel silenzio come ai funerali, e questa in fondo è una grande commemorazione pubblica.  Gli applausi sono per tutti i ciclisti, indistintamente, giusto tributo e liberazione da un'angoscia che è salita con il conto degli infiniti 216 chilometri della tappa. Applaudono anche i quattro bimbi in maglia rosa che siedono a cavalcioni su un furgone davanti alla tribuna delle premiazioni. I bimbi, tantissimi ieri, non conoscono il lutto ma lo sentono.  La tappa è finita e i compagni della Leopard indietreggiano fino alla tribuna, non avrebbero alcuna voglia di salire sul palco, vorrebbero correre in albergo e forse piangere senza essere visti, ma è per Wouter che lo speaker li chiama insieme al sindaco e alle altre autorità e ai detentori delle maglie rosa, verde, bianca e ciclamino. E loro si allineano un'altra volta, mentre un trombettista intona le note struggenti del silenzio e l'ammiraglio Pierluigi Rosati si mette sull'attenti. Il trombettista si chiama David Roberto, ha 33 anni, suona nella fanfara dell'Accademia Navale e di cognome fa Manca. Mai cognome fu più appropriato al momento. Ci manca davvero Wouter, qui, nell'abbraccio finale della Terrazza.

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