Il gazebo dei centri sociali
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Il gazebo dei centri sociali. C'è la musica giusta, c'è il vino, c'è la braciata. Relax in zona Castellaccio, si chiacchiera e si prende il sole aspettando il giro. Un punto di aggregazione e la gente, anche quelli che con i centri sociali non c'entrano niente, apprezza la proposta, si sistema nel prato attorno, fa gruppo. Comandante Che Guevara, da un bell'arazzo appeso al guardrail, sorveglia. Il sacro e il profano. Convivono in piazza di Montenero. C'è l'immagine della Madonna sul sagrato del santuario e c'è il menù del Giro al ristorante Conti. La signora Mirella dice una preghiera, «per quel ragazzo, aveva l'età di mio nipote». E poi si sistema sulla seggiolina che si è portata da casa. «Di ciclismo non ci capisco niente, ma questa giornata non me la volevo perdere». Il pic-nic. Il tavolino pieghevole con sopra la bottiglia di Coca Cola, nonno Aldo fa un sonnellino sul prato aspettando l'ora X, nonna Nada sistema i piatti nella cesta, il nipotino Federico gioca con il cane Vicky. Location Castellaccio, a due passi da dove tra un po' transiteranno i ciclisti. «Veniamo da Rosignano ma siamo livornesi. Il Giro che passa dalla nostra città è un evento, così abbiamo pensato di farci una scampagnata con il nostro nipotino». La granita rosa. È rosa anche quella, perché è alla fragola. La vende un carrettino vicino al traguardo e viene preso d'assalto. Del resto è proprio il rosa a tingere un po' tutto il percorso, soprattutto la parte finale. E i gadget del Giro d'Italia si vendono ovunque, nei furgoni che girano ossessivamente lungo il percorso ma anche in un mega stand davanti all'hotel Palazzo. Tutta di rosa, occhiali compresi, è vestita Barbara. «Mi sembrava un modo per sentirmi più coinvolta, un po' come in una festa a tema. Certo, è un colore che stona un po' con la tristezza che accompagna questa tappa, però dal momento che il Giro non si è fermato era assurdo non viverlo anche come festa. La festa della città, perché fuori ci sono tutti. Ho incontrato mezzo mondo...». Le lacrime. Un signore alto ed elegante, al collo il pass dell'organizzazione, piange senza nemmeno cercare di nascondersi dietro gli occhiali da sole. Piange da quando i ragazzi della Leopard attraversano il traguardo fino alla fine della cerimonia di premiazione. Una ragazza non regge quando vede il gruppo compatto dei compagni di squadra di Wouter Weylandt tagliare il traguardo abbracciati e appunto in lacrime e comincia a singhiozzare. Si chiama Arianna, è qui conle sue amiche, prima la spiaggia epoi un salto a vedere l'arrivo. Hanno riso e scherzato fino a dieci minuti prima ma ora rivendicano il diritto a quelle lacrime. Spiega Arianna: «Non avrei mai pensato che mi sarei commossa, non so niente di ciclismo, non so niente di quel ragazzo. Ma la scena dell'arrivo è stata davvero toccante, vedere quei ragazzoni con le lacrime che scendevano sotto gli occhiali...». Un'emozione corale, una partecipazione piena di sentimento. Che hanno reso davvero speciale questa giornata, questa tappa e il Giro d'Italia.
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