Il Tirreno

Livorno

Dal Venezuela a LivornoAbbraccia la sorellache non sapeva di avere

Ludovica Monarca
L’emozionante incontro tra Anna e Teresa Stefanelli alla stazione insieme ai parenti
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L’emozionante incontro tra Anna e Teresa Stefanelli alla stazione insieme ai parenti

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LIVORNO. Uno sguardo. Ad Anna è bastato incrociare gli occhi di Teresa un secondo per capire che era lei sua sorella e correrle incontro. «Finalmente», è l'unica parole che pronunciano mentre si stringono in un abbraccio. Hanno rispettivamente 61 e 49 anni, Anna è cresciuta in Italia, Teresa in Venezuela. Sono nate dallo stesso padre, ma prima di ieri non si erano mai viste. Dieci giorni fa non sapevano nemmeno dell'esistenza l'una dell'altra. Per conoscersi hanno dovuto aspettare una vita e non arrendersi davanti alle bugie di chi ha provato a negare l'evidenza, tenendole lontane.

La loro è una storia lunga e complicata che comincia sessant'anni fa quando il padre di Anna Maria Stefanelli decide di cercare fortuna in Venezuela e parte alla volta di Caracas, dove aveva l'appoggio dei suoi fratelli. È il 1951, la sua è una decisione presa dalla disperata necessità di costruire un futuro migliore per la sua famiglia. Anna e sua madre restano in Italia, in attesa di poterlo raggiungere appena fosse riuscito a crearsi una certa stabilità.

Passano otto anni e finalmente arriva il momento tanto atteso: i tre riescono a ricongiungersi nella capitale venezuelana. Il padre di Anna ha un lavoro stabile, guadagna bene, ma ha anche trovato un nuovo amore. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore dice un vecchio proverbio. E il padre di Anna ha passato otto anni da solo, con un oceano a separarlo da sua moglie e da sua figlia. Non ha dimenticato la sua famiglia, ma ha creato spazio per un'altra persona.

La mamma di Anna ha il cuore caldo delle donne del sud e non si arrende davanti a quello che considera un momento di debolezza del compagno, lo capisce e decide di restargli vicina. Dieci lunghi anni accanto a un uomo che divide la giornata tra due case, tra due donne. Anna è piccola e non si rende esattamente conto di quello che sta accadendo alla sua famiglia. «Mi ricordo poco di quel periodo - racconta - ero solo una bambina felice di poter stare, finalmente, insieme a entrambi i miei genitori».

Il sentimento nato verso la donna conosciuta in Venezuela non è però solo sintomo di solitudine, è amore, e il padre di Anna sceglie di seguirlo fino in fondo. «All'improvviso mio papà ha deciso di far tornare me e mia madre in Italia. Ho capito, con il senno di poi, che non riusciva più a condurre una doppia vita, e ha scelto quella che poi sarebbe diventata la mamma di Teresa», spiega Anna. Una volta tornate in Italia i rapporti con il padre diminuiscono, le telefonate sono sempre meno e la realtà di Caracas un lontano ricordo. Anna ha sempre tentato di mantenersi in contatto, di cercare di capire come si stesse evolvendo la sua vita in Venezuela, ma non ha mai ricevuto risposte chiare.

«Ovviamente - racconta - sapevo che era probabile che mio padre avesse avuto altri figli, ma lui ha sempre negato e io, anche per rispettare mia madre che soffriva molto, ho fatto finta di credergli. Non solo, la mamma di Teresa era molto gelosa di noi, mi rendevo conto che le mie telefonate a casa la infastidivano, quindi da un certo punto in poi ho cercato mio padre solo al telefono dell'ufficio». Gli anni scorrono, Anna si prende cura di sua madre, molto malata, che morirà ancora innamorata di suo marito. Teresa cresce nella sua famiglia a Caracas con solo qualche sospetto riguardo al passato del padre. Il tempo passa e i dubbi vengono rinchiusi a lungo in qualche angolo del subconscio, fino a che, con la morte della madre e qualche anno dopo del padre, il richiamo del legame di sangue torna prepotentemente a battere nel cuore di Anna, ormai nonna.

«Dopo la morte di mio padre - racconta - alcuni lontani parenti hanno finalmente risposto sinceramente alle mie domande e ho così scoperto di avere davvero una sorella. Mi è bastata la conferma e ho subito chiamato un lontano cugino perché mi aiutasse a contattarla».
Una telefonata, un semplice «Sono tua sorella, vorrei conoscerti», detto al telefono dall'altra parte dell'oceano e Teresa, che per casualità aveva già in programma un viaggio in Europa, è corsa a conoscere Anna. Si sono incontrate alla stazione di Livorno. Anna era seduta sulla banchina insieme al marito e alla famiglia di sua figlia. Teresa è scesa dal treno insieme a due dei suoi figli, uno dei quali accompagnato dalla moglie, ed è bastato quello sguardo.

Quell'attimo in cui tutto cambia perché diventa chiaro che non importa se si parla lingue diverse, se si è cresciute una senza immaginare l'altra, conta solo quella strana energia che scorre tra fratelli. Non c'è imbarazzo nel loro abbraccio, non c'è incomprensione, solo emozione. Una stretta che dal primo istante sa di casa, di famiglia. Il saluto tra le due sorelle, poi l'emozionante presentazione di altri piccoli pezzi di cuore: i figli. «Inizio una nuova vita a 61 anni - dice Anna con gli occhi lucidi mentre guarda la sorella ritrovata e i figli - Ora che io e Teresa ci siamo trovate non ci lasceremo più. Perché lei è mia sorella».

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di Redazione web