Italia
A ciascuno il suo Giro Braciate, picnic e applausi con un velo di tristezza
Cristiana Grasso
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LIVORNO. Pietro è sempre nel pancione di mamma, deve nascere a giorni ma intanto ha, avrà, già la fortuna di poter dire io c'ero, c'ero in quella giornata così strana, quando il Giro d'Italia passò da Livorno e fu un pomeriggio di festa ma anche di tristezza. Una giornata che comunque non si dimentica. Il giorno dopo la morte sull'asfalto di un ragazzo che sognava di tagliare tutti i traguardi e che i suoi colleghi hanno voluto ricordare con una tappa non tappa, correndo ma non combattendo. Una corsa anomala, certo tecnicamente non appassionante come quando si gareggia davvero, ma i genitori di Pietro («e speriamo che non voglia nascere proprio ora, che non si può nemmeno arrivare all'ospedale») hanno voluto esserci lo stesso, così come tutta la città. Esserci, ancora di più. Da nord a sud, fin su in collina a Montenero e al Castellaccio. Genitori e nonni, bambini tantissimi, ragazzi e ragazze versione un po' mare un po' palestra. Nugoli di bicicletta, persino qualche monopattino, motorini fin dove si può. Uno sciame ordinato, colorato e disciplinato, persino un po' in soggezione al cospetto di questa carovana così bene organizzata e famosa, molto milano style, che ha voluto fare della nostra città una delle location del suo tour. Sciame festante ma anche turbato, diviso tra l'ostentazione del kit del Giro (maglietta, cappellino, e accessori) e la partecipazione sincera al lutto che si esprime con lacrime, scritte e cartelli in memoria di Wouter Weylandt, il ragazzo sfortunato. Alla casa di riposo. Si chiamano Clotilda, Alfredo, Franco, Aldo («io correvo in bici»), Miria e hanno trascinato delle seggiolette fino al pratino che sta all'ingresso di Villa Serena. Alle 3 del pomeriggio sono già qui, poltronissime sul Giro, che passerà proprio lì davanti, in via di Montenero, un paio d'ore più tardi «ma tanto il tempo non ci manca, possiamo aspettare». La ragazza e lo striscione. Proprio davanti a Villa Serena Jessica Scuta sta preparando un grande striscione da appendere al muro esterno di casa sua, "Viva il Giro, abbasso il Doping", tinte rosa. L'idea è del suo babbo, Mario, uno che correva nei dilettanti, in serie B «e ai nostri tempi si andava avanti a acqua, ora invece è tutto diverso, e ci tenevo a ricordare che lo sport è una cosa, il doping un'altra». L'omaggio di Foffo a Wouter in mondovisione. Foffo Orlandi, 78 anni, consigliere della circoscrizione 5 con delega allo sport, a Montenero una vera e propria istituzione (la famiglia è quella dello storico hotel Montallegro Orlandi). È lui che ha avuto una piccola grande idea, un'idea che ieri è finita sotto tutte le telecamere e ha fatto il giro delle tv e della Rete. Stampare un po' di cartelli con su scritto "Livorno per Wouter, 108, presente". Con quel 108 grande che spicca su tutto, il numero di pettorina del ragazzo ciclista sfortunato, e la parola presente che fa venire i brividi. Lui, Foffo, ne ha stampati un po', un gruppo di volontari che lo ha aiutato anche nell'organizzazione dell'evento li ha distribuiti, ma tanti hanno pensato di fare a loro volta delle copie. Così l'omaggio al numero 108 è dilagato, è sceso a valle, fino alle transenne lungo il traguardo. Un modo per non dimenticare, per far sì che la festa non prendesse il sopravvento sul dramma. Piccoli vip. Sono gli alunni delle seconde A e B delle De Amicis e siedono appunto in una delle tribune vip, con le loro maestre (Cristiana Malacarne, Francesca Imparato, Chiara Lotti), accaldati ed emozionati, nelle loro magliette rosa e una montagna di gadget sponsorizzati accumulati durante le ore di attesa. L'onore di assistere al Giro in prima fila, proprio sotto il traguardo, deriva dallo splendido risultato che hanno ottenuto partecipando, come scuola, a un concorso nazionale, BiciScuola, legato alla Gazzetta dello Sport. Tra migliaia di concorrenti hanno vinto e ora sono qui, buoni buoni e capaci di starsene fermi per oltre due ore. All'arrivo dei ciclisti applaudono come i grandi anche se sono parecchio stanchi, poi tutti in fila si torna a casa. Con una storia indimenticabile da raccontare.
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