La protesta
Morto per una caduta il corridore Wouter Weylandt - video
La corsa in lutto per il corridore di 27 anni morto dopo aver battuto la testa dopo un volo di 20 metri lungo la discesa Passo del Bocco. Il direttore del Giro ha lasciato ai corridori la facoltà di scegliere cosa fare nella tappa di oggi con arrivo a Livorno
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Tragedia al giro: morto per una caduta il corridore Wouter Weylandt. L'atleta belga è caduto durante la discesa dal Passo del Bocco e malgrado i lunghi e disperati tentativi di rianimarlo non c'è stato niente da fare. Cosa succederà adesso nella tappa che da Genova Quarto dei Mille arriva oggi a Livorno? La decisione è stata lasciata ai corridori. Che intanto hanno deciso di devolvere i montepremi della tappa alla famiglia di Wouter.
A confermarlo è stato il direttore del Giro d'Italia, Angelo Zomegnan: "Sappiamo che i corridori vogliono disputare la corsa anche se con una modalità diversa dal solito - ha aggiunto - Rispetteremo le loro decisioni, sia della Leopard che del resto del gruppo. Ho parlato con diversi corridori che vogliono correre la competizione a ritmo sostenuto e dare poi il via libera alla Leopard".
Insomma, tutto fa supporre che all'arrivo a Livorno - atteso intorno alle 16.30 - il gruppone farà unito la salita di Montenero lasciando poi il via libera nel finale alla squadra del velocista belga che sceglierà l'atleta a cui far tagliare per primo il traguardo nel ricordo di Weylandt.
Nato a Gent, in Belgio, il 27 settembre 1984, Wouter Weylandt era diventato ciclista professionista nel 2005 con la Quick Step, dopo aver trascorso un anno da stagista nella stessa squadra, ma era costretto a rinviare il suo debutto a causa di una mononucleosi.
Solo a fine stagione Wouter Weylandt era potuto tornare a correre, vincendo la sua prima corsa da professionista, il Grand Prix Briek Schotte, il 13 settembre 2005. L'anno dopo aveva cominciato a farsi notare per le sue qualità da velocista e anche se non aveva ottenuto alcuna vittoria di rilievo ma vincendo la classifica a punti del Giro di Polonia. Nel 2007 i primi successi importanti: Weylandt si aggiudica una tappa al Giro di Belgio, una all'Eneco Tour, una allo Ster Elektrotoer e chiude al secondo posto la Tre Giorni delle Fiandre Occidentali. Nelle stagioni successive altre importanti conferme come il successo nella Gent-Wevelgem mentre nel 2010 si aggiudica la terza tappa del Giro d'Italia, la Amsterdam-Middelburg di 224 chilometri, battendo in volata Brown e Forster, e poi la quarta frazione del Circuito Franco-Belga. Quest'anno il passaggio alla Leopard-Trek.
«Abbiamo tentato la rianimazione, facendo tutto quello che si doveva fare. Purtroppo, dopo una quarantina di minuti, abbiamo sospeso tutto. Ho avuto il conforto del 118 che ci ha detto che era inutile insistere nella rianimazione», ha spiegato il professor Giovanni Tredici, responsabile del servizio medico del Giro d'Italia, che ha così ricostruito gli ultimi istanti di Wouter Weylandt. «Siamo arrivati immediatamente, eravamo dietro al suo gruppo. Era in stato di incoscienza, con una frattura della base cranica e con il massiccio facciale compromesso". Wouter Weylandt è il quarto corridore a morire sulle strade del Giro d'Italia. Orfeo Ponsin morì nel 1952, cadendo lungo la discesa della Merluzza durante la quarta frazione, la Siena-Roma. Nel 1976 una caduta nel corso della prima tappa, ad Acireale, in Sicilia, costò la vita allo spagnolo Juan Manuel Santisteban, che andò a sbattere la testa contro un guardrail. L'ultima vittima prima di Weylandt fu Emilio Ravasio: al Giro del 1986 resta coinvolto in una caduta di gruppo nella prima tappa in Sicilia, si rialza e arriva al traguardo. In albergo, però, finisce in coma e dopo due settimane muore.
A confermarlo è stato il direttore del Giro d'Italia, Angelo Zomegnan: "Sappiamo che i corridori vogliono disputare la corsa anche se con una modalità diversa dal solito - ha aggiunto - Rispetteremo le loro decisioni, sia della Leopard che del resto del gruppo. Ho parlato con diversi corridori che vogliono correre la competizione a ritmo sostenuto e dare poi il via libera alla Leopard".
Insomma, tutto fa supporre che all'arrivo a Livorno - atteso intorno alle 16.30 - il gruppone farà unito la salita di Montenero lasciando poi il via libera nel finale alla squadra del velocista belga che sceglierà l'atleta a cui far tagliare per primo il traguardo nel ricordo di Weylandt.
Nato a Gent, in Belgio, il 27 settembre 1984, Wouter Weylandt era diventato ciclista professionista nel 2005 con la Quick Step, dopo aver trascorso un anno da stagista nella stessa squadra, ma era costretto a rinviare il suo debutto a causa di una mononucleosi.
Solo a fine stagione Wouter Weylandt era potuto tornare a correre, vincendo la sua prima corsa da professionista, il Grand Prix Briek Schotte, il 13 settembre 2005. L'anno dopo aveva cominciato a farsi notare per le sue qualità da velocista e anche se non aveva ottenuto alcuna vittoria di rilievo ma vincendo la classifica a punti del Giro di Polonia. Nel 2007 i primi successi importanti: Weylandt si aggiudica una tappa al Giro di Belgio, una all'Eneco Tour, una allo Ster Elektrotoer e chiude al secondo posto la Tre Giorni delle Fiandre Occidentali. Nelle stagioni successive altre importanti conferme come il successo nella Gent-Wevelgem mentre nel 2010 si aggiudica la terza tappa del Giro d'Italia, la Amsterdam-Middelburg di 224 chilometri, battendo in volata Brown e Forster, e poi la quarta frazione del Circuito Franco-Belga. Quest'anno il passaggio alla Leopard-Trek.
«Abbiamo tentato la rianimazione, facendo tutto quello che si doveva fare. Purtroppo, dopo una quarantina di minuti, abbiamo sospeso tutto. Ho avuto il conforto del 118 che ci ha detto che era inutile insistere nella rianimazione», ha spiegato il professor Giovanni Tredici, responsabile del servizio medico del Giro d'Italia, che ha così ricostruito gli ultimi istanti di Wouter Weylandt. «Siamo arrivati immediatamente, eravamo dietro al suo gruppo. Era in stato di incoscienza, con una frattura della base cranica e con il massiccio facciale compromesso". Wouter Weylandt è il quarto corridore a morire sulle strade del Giro d'Italia. Orfeo Ponsin morì nel 1952, cadendo lungo la discesa della Merluzza durante la quarta frazione, la Siena-Roma. Nel 1976 una caduta nel corso della prima tappa, ad Acireale, in Sicilia, costò la vita allo spagnolo Juan Manuel Santisteban, che andò a sbattere la testa contro un guardrail. L'ultima vittima prima di Weylandt fu Emilio Ravasio: al Giro del 1986 resta coinvolto in una caduta di gruppo nella prima tappa in Sicilia, si rialza e arriva al traguardo. In albergo, però, finisce in coma e dopo due settimane muore.
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