Gioco
Tanta fatica ma alla fine ecco la felicità
Lieto fine per una coppia livornese: quante peregrinazioni fra i medici
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LIVORNO. «Mio marito aveva affrontato in gioventù un intervento di varicocele, a cui era seguito un esame di controllo. Risultato: tutto a posto», racconta Giulia (il nome è di fantasia per tutelare la sua privacy), livornese e mamma felice di una splendida bambina di quattro mesi. «Purtroppo invece, al momento di decidere di avere un figlio, ci siamo resi conto, con la diagnosi da parte dei medici di "azoospermia", una parola fino a quel momento a noi sconosciuta, che quel "tutto a posto" non corrispondeva al vero. Da quel momento è iniziato un percorso che ci ha portato quasi alla depressione: in certe situazioni anche i rapporti più importanti possono deteriorarsi e solo una forte volontà e la consapevolezza che si poteva uscire dal tunnel, ci hanno dato la forza per realizzare il sogno di avere un figlio, incomincian- do un giro di peregrinazioni tra medici e specialisti, tra esami vari e parcelle "sala- te". Fino al verdetto finale: c'è un'unica possibilità, la fecondazione assistita». Giulia spiega di essersi subito documentata su internet trovando tutto e il contrario di tutto. «Poi, finalmente, al limite della disperazione, - afferma - siamo arrivati al centro di procreazione assistita di Pisa, dove ci hanno dato informazioni precise, e dove abbiamo scoperto che in alcune regioni, come in Toscana, si possono fare fino ad un massimo di tre tentativi: in altre quattro o più, nonostante in Italia la Costituzione garantisca a ogni cittadino parità di diritti. Per fortuna a Pisa c'è un'equipe meravigliosa sia dal punto di vista professionale che da quello umano (nonostante sia costretta a lavorare in una struttura minuscola e con le sale operatorie "in prestito" dal reparto di ginecologia) e questo ci è stato di grande aiuto, nonostante le difficoltà da affrontare che non sono certo state poche sia a livello fisico che organizzativo». Durante tutto il percorso - sottolinea - «abbiamo vissuto nella paura che qualcosa andasse storto. Poi è arrivato il gran giorno: prelievo degli spermatozoi per mio marito con piccolo intervento in anestesia locale e prelievo degli ovociti per me (altro intervento in anestesia locale ma un po' più impegnativo...). Ci avevano avvisati che le possibilità di successo erano scarse (meno di una su tre) e per due volte il tentativo è fallito. Ma, quando già cominciavamo a perdere le speranze e anche a farci i conti in tasca (dopo tre tentativi parte delle spese non sarebbero state più coperte dalla Regione) la fortuna, attraverso i medici, ci ha sorriso...E con la gioia condivisa con il personale del centro, ma anche di altre coppie di "compagni di avventura", le analisi ci hanno dato la sospirata conferma: aspettavamo un bambino, anzi, una bambina, che oggi ci aiuta a vivere un nuovo meraviglioso capitolo della nostra esistenza».
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