Il Tirreno

Livorno

Shangai. L’edificio cancella via Wan Bergher e assedia la casa-famiglia delle suore

Il vescovo: nessuno ci ha informato di quel palazzo al posto della strada

Mauro Zucchelli
Il vescovo: nessuno ci ha informato di quel palazzo al posto della strada

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La curia non deve aver digerito granché l'idea che a Shangai la casa-famiglia delle suore di via Paretti verrà praticamente assediata dal nuovo edificio che ha inghiottito via Icilio Wan Bergher. Il vescovo Simone Giusti sceglie di dribblare per ora la polemica e prende le parole dell'assessore Bruno Picchi per dire che «lo ammette anche il Comune, è mancata l'informazione: non ne sapeva nulla nessuno, nessuno ha avvertito nessuno. Almeno questo va riconosciuto».  Non esistono precedenti negli ultimi vent'anni: nella nostra città non era mai capitato che una pubblica via diventasse edificabile (anzi, edificata visto che ormai si ragiona di qualcosa già in costruzione). Oltretutto senza darne avviso. Oltretutto in un quartiere dove la proprietà pubblica delle aree e dei fabbricati è pressoché totale. 

Il vescovo-architetto gira al largo da accenti che suonino polemici: vuol evitare che la questione sembri una bega di campanile in cui la curia si fa sentire perché è stata toccata una realtà religiosa. In realtà, chiunque conosca Shangai sa bene che le "suorine" - così le chiamano tutti con affetto - sono una istituzione che gli abitanti del quartiere hanno molto a cuore. Anche perché sono una delle pochissime realtà che non si sono risparmiate nel cercare di dare un aiuto concreto alla gente del rione.  E' questo un tasto sul quale insiste anche monsignor Giusti: le suore di San Giuseppe dell'Apparizione svolgono «un ruolo estremamente importante per la vita quotidiana del rione». 

Azioni legali? Giusti cerca di non gettare benzina sul fuoco: «Bisogna prima di tutto valutare bene, avere tutti gli elementi per conoscere e capire cosa è necessario fare per tutelare i diritti di ognuna delle parti in causa». Non è accettabile che si faccia finta che nulla è accaduto e che una strada sia trasformata in silenzio in area edificabile. Resta il problema di «una informazione che manca ancora» e che, dice Giusti, «almeno a livello circoscrizionale sarebbe opportuno colmare».

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