Lutto
«Abbiamo il diritto di essere genitori»
Maria Antonietta Schiavina
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Una specialista al lavoro in un tentativo di inseminazione artificiale in laboratorio Coppie in lotta per avere un figlio: speranze e desideri alle prese con la legge 40
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LIVORNO. Lottare per avere un figlio. Molte donne ci sono riuscite e lo raccontano con gratitudine. Alcune hanno dovuto arrendersi (l'infertilità è in aumento anche prima dei trent'anni) e, pensando ai milioni di donne che diventano madri senza problemi, a volte anche senza volerlo e magari perfino contro la loro volontà, si chiedono ancora: perché io no? Le loro storie le ha raccolte la giornalista Nicoletta Sipos in un libro intitolato appunto "Perché io no? Quando non si riesce a diventare mamma", offrendo anche informazioni e consigli pratici su cosa fare se il bimbo desiderato non arriva. Protagoniste del saggio un gruppo di donne alle prese con l'infertilità e la Pma (procreazione medicalmente assistita). E' stato proprio il tema dell'infertilità quello trattato giovedì scorso in un convegno dal titolo "Procreazione medicalmente assistita, tra Corte Costituzionale e Corte di Strasburgo. Cosa resta della legge 40?", organizzato dall'associazione Ideali di Gemma Quilici Onlus con il patrocinio di Provincia, Fondazione Cassa di Risparmi di Livorno e Fondazione Nazionale di Alta Specializzazione Forense Carmignani. Hanno partecipato il professor Francesco Donato Busnelli (membro della Commissione europea di bioetica), il professor Andrea Genazzani (ordinario del dipartimento di medicina della procreazione e dell'età evolutiva dell'Università di Pisa), il dottor Luigi De Franco (giudice della Corte d'appello di Firenze), l'avvocato Maria Paola Costantini (associazione Hera), l'avvocato Giuseppe Mazzotta (vicepresidente del Movimento per la vita di Pisa) e l'avvocato Giovanna De Pasquale (presidente di Ideali di Gemma Quilici). Dall'incontro, proseguito per tutto il pomeriggio, nella sala consiliare della Provincia gremita di pubblico, è emerso che il dramma della ricerca di un figlio colpisce anche in Toscana molte famiglie, abbandonate dalla legge e dalle istituzioni in un drammatico percorso ad ostacoli. Lo ha sottolineato l'avvocato De Pasquale, spiegando come le donne che cercano in tutti i modi di diventare mamme vengano trattate spesso dagli "addetti ai lavori" da contenitore per la produzione di "uova", senza tener conto della natura psicologica e talvolta della caratteristica ormonale e personale di ognuna di loro. «Cosa succede - ha detto De Pasquale - se per ogni caso c'è una risposta differente agli ormoni (somministrati per ottenere risultati in quantitativi abbondanti)? In tutto il percorso la coppia, e in particolare la donna, si trova a un certo punto a viaggiare al buio, in strutture spesso inadeguate e con aiuti che invece di agevolare, come accade purtroppo anche per le adozioni, ostacolano o addirittura colpevolizzano chi ha un solo desiderio: quello di stringere fra le braccia un bambino e dargli tutto l'amore possibile». «La scelta di avere un figlio va lasciata alla coscienza e non alla legge. Se si può adottare una creatura, perché non lo si può fare con un gamete "adottandolo" al di fuori della coppia? E perché l'emozione della gravidanza e del parto devono essere proibite a chi per vari motivi non è fertile?» ha affermato il professor Andrea Genazzani, ordinario di ginecologia e ostetricia dell'università di Pisa, dopo aver sottolineato che la Toscana (dove esistono 8 centri di procreazione assistita pubblici e 8 privati) è una delle poche regioni che in fatto di procreazione medicalmente assistita cerca di offrire delle certezze ai pazienti: «Seconda in questo alla Lombardia, mentre al Sud la situazione è disastrosa», ha aggiunto Genazzani. Lo studioso ha spiegato che ci sono malattie che comportano una drammaticità di vita sia per il nascituro che per la famiglia e, con una nota polemica, ha parlato del divieto in Italia della selezione del gamete (cellula riproduttiva o germinale matura) dicendo che si potrebbe ovviare a molte inutili sofferenze se fosse consentito, come accade in altri paesi, di poter selezionare il gamete sano. Il ginecologo che da anni si dedica a queste tematiche con passione, ha accennato anche al problema delle gravidanze plurigemellari, rivelando che mentre in natura sono un'eccezione, con la Pma, poiché la legge 40 prevede la possibilità di trasferire in utero più embrioni, diventano spesso la regola. Genazzani ha concluso dicendo che l'infertilità viene vissuta, soprattutto dalla donna come una sorta di malattia. «Una cosa di cui vergognarsi, di cui non parlare, quasi una colpa da nascondere. E questa - ha aggiunto - è una ingiustizia che in una società civile come si considera la nostra non dovrebbe esistere».
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