Gioco
Scudetto, Allegri mister d'Italia "Vado a Montenero con Galliani"
Federico Buti
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Milan campione d'Italia 2010/2011I rossoneri conquistano il loro diciottesimo titolo pareggiando 0-0 con la Roma all'Olimpico. Ed esplode la festa. Il mister livornese e l'ad Adriano Galliani in pellegrinaggio alla Madonna di Montenero
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Si può avere molta, poca o zero simpatia per il Milan “governativo”, ma in nessun caso si può negare che lo scudetto abbia fatto come l’asso a poker: alla fine è andato dove doveva. I numeri, innanzitutto, parlano chiaro. Il Milan è in testa da quasi trenta giornate, e in pratica solo nei due scontri diretti (con Napoli e Inter) del girone di ritorno ha rischiato di essere raggiunto: ma li ha vinti entrambi per 3-0 tappando la bocca a tutti. Ha perso solo 4 partite, e ne ha vinte 23.
Ha la difesa di gran lunga più forte con soli 23 gol subìti, e si sa bene che proprio questo è il requisito primario per vincere il campionato nostrale. Ma ha anche il secondo miglior attacco. Sessantun gol fatti a un soffio dall’Inter, e ben distribuiti fra tre cannonieri: Ibrahimovic, Pato e Robinho. Con questi fondamentali, non c’era pane secco per nessuno. Ci sono a mio parere due grandi protagonisti di questo scudetto rossonero che peraltro è anche molto di gruppo (voto 7).
Il primo protagonista, in campo, si chiama Thiago Silva: una stagione da 9. Grandioso tatticamente (ha anche giocato centrocampista, decorosamente, ed è pure pericoloso quando viene avanti), un piacere per gli occhi dal punto di vista tecnico, forte fisicamente e di testa. Un brasiliano atipico, affidabilissimo, che unisce la solidità difensiva di Franz Baresi alla propensione manovriera di Falcao; bravo anche Nesta ad accettare di buon grado il ruolo di suo scudiero di lusso, questi due centrali sono stati una muraglia cinese.
Il secondo protagonista, fuori campo, è Massimiliano Allegri: voto 10 e non perché è un compaesano (atipico anche lui, del resto). Ha cominciato la stagione in ovvia ossequienza - però sempre relativa, distaccata - al suo ingombrante patron, ma appena ha avuto le idee chiare ha fatto di testa sua, ha rischiato e non ha sbagliato praticamente nulla. Dopo la vittoria ha annunciato: «Con Adriano Galliani abbiamo fatto un fioretto. In caso di vittoria saremmo andati a piedi al Santuario di Montenero, a Livorno. Ci aspetta una bella salita».
Necessaria l’emarginazione di Ronaldinho, giustamente rispedito a Copacabana: una scelta che poteva costare carissima a Max, invece è stato il perno della stagione. Ottima la gestione dei talenti bizzosi o dei vecchietti come Seedorf, che nel finale l’hanno ripagato con gli interessi. Più che buona la valorizzazione dei giovani, basti pensare ad Abate che a Natale correva come un cameriere trafelato e adesso è uno dei migliori esterni. Ottima la rotazione dovuta alla marea di infortuni: un’intera squadra in infermeria a capodanno, ma non si è quasi visto. Ineccepibile l’equilibrio tattico conferito alla squadra.
Questo è davvero un grande tecnico, e l’ha dimostrato senza mai scomporsi in isterie mourinhesche o in depressioni: aveva in forno crostini come Ibra, Pato, Cassano e Gattuso ma se li è cucinati all’Acciuga e li ha serviti caldi caldi. Aggiungerei che il Milan ha avuto abbastanza rogna in Champions, perché col Tottenham non meritava di uscire: anche se proprio quella eliminazione è stata forse la sua fortuna, ha rinviato la bollitura di quel mese che serviva.
A conti fatti, del resto, chi avrebbe potuto contrastare il Milan? Non l’Inter, svuotata dalla triplete e partita alla moviola (Moratti ora deve rinnovare parecchio). Non la Roma con la novela della proprietà e lo spogliatoio-manicomio. Non il Napoli l’Udinese e la Lazio che hanno fatto anche troppo, bravissime.
La Juventus, avrebbe potuto. E credo che sarebbe rimasta davanti a baccagliare - ma il Milan era comunque più forte e quadrato - se una befana cattiva non avesse portato via Quagliarella seppellendo la Signora sotto una balla di carbone. Se, ma: congetture astratte. La cosa certa e oggettiva è che questo rossonero è uno scudetto senza se e senza ma.
Ha la difesa di gran lunga più forte con soli 23 gol subìti, e si sa bene che proprio questo è il requisito primario per vincere il campionato nostrale. Ma ha anche il secondo miglior attacco. Sessantun gol fatti a un soffio dall’Inter, e ben distribuiti fra tre cannonieri: Ibrahimovic, Pato e Robinho. Con questi fondamentali, non c’era pane secco per nessuno. Ci sono a mio parere due grandi protagonisti di questo scudetto rossonero che peraltro è anche molto di gruppo (voto 7).
Il primo protagonista, in campo, si chiama Thiago Silva: una stagione da 9. Grandioso tatticamente (ha anche giocato centrocampista, decorosamente, ed è pure pericoloso quando viene avanti), un piacere per gli occhi dal punto di vista tecnico, forte fisicamente e di testa. Un brasiliano atipico, affidabilissimo, che unisce la solidità difensiva di Franz Baresi alla propensione manovriera di Falcao; bravo anche Nesta ad accettare di buon grado il ruolo di suo scudiero di lusso, questi due centrali sono stati una muraglia cinese.
Il secondo protagonista, fuori campo, è Massimiliano Allegri: voto 10 e non perché è un compaesano (atipico anche lui, del resto). Ha cominciato la stagione in ovvia ossequienza - però sempre relativa, distaccata - al suo ingombrante patron, ma appena ha avuto le idee chiare ha fatto di testa sua, ha rischiato e non ha sbagliato praticamente nulla. Dopo la vittoria ha annunciato: «Con Adriano Galliani abbiamo fatto un fioretto. In caso di vittoria saremmo andati a piedi al Santuario di Montenero, a Livorno. Ci aspetta una bella salita».
Necessaria l’emarginazione di Ronaldinho, giustamente rispedito a Copacabana: una scelta che poteva costare carissima a Max, invece è stato il perno della stagione. Ottima la gestione dei talenti bizzosi o dei vecchietti come Seedorf, che nel finale l’hanno ripagato con gli interessi. Più che buona la valorizzazione dei giovani, basti pensare ad Abate che a Natale correva come un cameriere trafelato e adesso è uno dei migliori esterni. Ottima la rotazione dovuta alla marea di infortuni: un’intera squadra in infermeria a capodanno, ma non si è quasi visto. Ineccepibile l’equilibrio tattico conferito alla squadra.
Questo è davvero un grande tecnico, e l’ha dimostrato senza mai scomporsi in isterie mourinhesche o in depressioni: aveva in forno crostini come Ibra, Pato, Cassano e Gattuso ma se li è cucinati all’Acciuga e li ha serviti caldi caldi. Aggiungerei che il Milan ha avuto abbastanza rogna in Champions, perché col Tottenham non meritava di uscire: anche se proprio quella eliminazione è stata forse la sua fortuna, ha rinviato la bollitura di quel mese che serviva.
A conti fatti, del resto, chi avrebbe potuto contrastare il Milan? Non l’Inter, svuotata dalla triplete e partita alla moviola (Moratti ora deve rinnovare parecchio). Non la Roma con la novela della proprietà e lo spogliatoio-manicomio. Non il Napoli l’Udinese e la Lazio che hanno fatto anche troppo, bravissime.
La Juventus, avrebbe potuto. E credo che sarebbe rimasta davanti a baccagliare - ma il Milan era comunque più forte e quadrato - se una befana cattiva non avesse portato via Quagliarella seppellendo la Signora sotto una balla di carbone. Se, ma: congetture astratte. La cosa certa e oggettiva è che questo rossonero è uno scudetto senza se e senza ma.
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