Gioco
UNA MAMMA E LA CRISI
Le lacrime di Consuelo
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Su i cartelli per comporre la scritta «basta» 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Si ride, si scherza ma anche si piange alla manifestazione della Cgil, come in un bel film. Sul palco di piazza della Repubblica si alternano i lavoratori e qualcuno si commuove. Come Consuelo Giusti, una lavoratrice del pubblico impiego, il microfono impugnato con la destra e con la sinistra il bimbo in collo. La voce si incrina quando chiede: «Che futuro posso dare a mio figlio se chi dovrebbe valorizzarci, il governo, ci chiama fannulloni?». E poi si commuove di nuovo quando ripete lo slogan «se non ora, quando?». Gli applausi della piazza la rincuorano, Maurizio Strazzullo la abbraccia. Consuelo Giusto è una dei tanti che hanno spiegato perchè dire «basta». Ciascuno ha una risposta da proporre: Barbara Celati, la sindacalista del Nidil Cgil, dice basta al precariato, e dopo di lei prendono la parola i figli dei lavoratori cosidetti «somministrati», e leggono gli appunti: «Vogliamo che il lavoro dei nostri genitori sia uguale a quello degli altri genitori». Alessandra Caroti, lavoratrice metalmeccanica, dice anche basta a Cisl e Uil che firmano gli accordi separati (e qui parte una bordata di applausi, a lei, e fischi, agli altri sindacati). Si succedono al microfono Mauro Macelloni, lavoratore delle acciaierie arrivato da Piombino in bicicletta, Elena Mataresi, lavoratrice del commercio, Paja Rejep, immigrato albanese e lavoratori edile, Bruno Calzolari, pensionato, Alessio Medda in rappresentanza dei lavoratori dell'Elba e Rossella Vallini della Filctem, Michele Innocenti lavoratore del porto, Marco Marmeggi della Flc e Letizia Costa della Funzione Pubblica. Scioglie il corteo, lasciando spazio al concerto stile Primo Maggio, il segretario provinciale Strazzullo: «Sì, è stata una bella giornata».
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