Gioco
Mostra di giochi del passato al Museo di Storia naturale
Roberto Riu
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La mostra aperta ieri mattina al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo ci riporta ad un'epoca quando i bimbi giocavano nel cortile ed anche per strada grazie ad un traffico automobilistico praticamente inesistente. Un'epoca in cui l'elettronica, a parte qualche radio gracchiante, non si sapeva nemmeno dove stava di casa ed i videogiochi erano roba da fantascienza. A quel tempo ormai lontano ci riporta la collezione di giochi ricostruita con pazienza da Ciro Coppola che da venticinque anni si dedica alla loro divulgazione ricostruendo anche un gioco di abilità ispirato alla Giostra della Quintana che da secoli si disputa a Foligno. Sul filo della memoria ecco così riapparire i monopattini ed i carrettini costruiti impiegando qualche asse di legno e dei cuscinetti a sfera di residuato bellico, ruote metalliche che li rendevano rumorosissimi quando venivano trainati. Con un po' di fantasia ci si costruiva anche un fucilino di legno con la canna ricavata da un manico di scopa facendolo funzionare con un elastico ed una molletta per bucato.
Sempre di legno erano fabbricate le trottole e lo yoyo, un giocattolo rilanciato negli Stati Uniti alla fine degli anni '20, ma la cui origine risale addirittura alla civiltà greca. Come pure era di legno il mitico "ghinè e cambrì" formato da un bastone che con un colpo faceva saltare il più lontano possibile un cilindro smussato (spesso era un vecchio rocchetto per il filo) dando vita ad una filastrocca che cominciava appunto: "ghinè, cambrì, seta da cucì...". Giochi artigianali che poi videro nel dopoguerra l'ingresso dei tappini a corona delle bibite e delle figurine dei calciatori.
Sempre di legno erano fabbricate le trottole e lo yoyo, un giocattolo rilanciato negli Stati Uniti alla fine degli anni '20, ma la cui origine risale addirittura alla civiltà greca. Come pure era di legno il mitico "ghinè e cambrì" formato da un bastone che con un colpo faceva saltare il più lontano possibile un cilindro smussato (spesso era un vecchio rocchetto per il filo) dando vita ad una filastrocca che cominciava appunto: "ghinè, cambrì, seta da cucì...". Giochi artigianali che poi videro nel dopoguerra l'ingresso dei tappini a corona delle bibite e delle figurine dei calciatori.
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