Sicurezza
Splash, il grido di frutta e verdura
Federica Boldrini
Le opere del fotografo Giò Conti da sabato alla "Tst Art-Gallery"
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LIVORNO. “Splash!!! Sotto i piedi”: è l’onomatopeico e accattivante titolo della mostra fotografica che racchiude gli scatti dell’artista Giò Conti. Il fotografo e pittore torna ad esporre a un anno e mezzo di distanza da “Luci d’acqua” attraverso la mostra, che sarà inaugurata sabato prossimo alle 19 alla galleria “Tst Art - Gallery” (corso Amedeo 190) e che sarà visitabile fino al 29 maggio.
E i soggetti immortalati dall’obbiettivo di Giorgio Conti sono la vera sorpresa: verdura o frutta gettata a terra, scarti dei banchi del mercato, meglio se schiacciati, calpestati e “sfigurati” dai piedi delle persone o dalle macchine, materiali che a uno sguardo frettoloso appaiono senza più anima e corpo ma che invece possono ancora parlare, raccontare, suggestionare. L’idea degli inusuali soggetti immortalati richiama il “Wabi-sabi”, visione del mondo giapponese fondata sull’accoglimento della transitorietà delle cose.
«In realtà - precisa Conti - in queste fotografie c’è anche una ricerca estetica e compositiva soprattutto intima e personale. In questo schiacciamento c’è un preciso riferimento, un vero e proprio “fil rouge” con il mio sentire». Dalle immagini emerge chiaramente infatti la sensazione di sentirsi sopraffatto, spappolato, dilaniato.
La mostra è frutto del viaggio della vita dell’artista che - racconta Conti - «è diventato per me una esperienza fortemente e intimamente correlata agli ambienti che ho perlustrato ed esplorato nella loro intima essenza». Con un obiettivo: «Avvicinare i soggetti ripresi il più possibile, anche nelle loro trasformazioni, per cercare di scoprire la loro anima più segreta».
A fare da sfondo a frutta e verdura alcune figure geometriche, chiaro rimando alla razionalità e a tutto ciò che cerca di imporre un ordine e quindi un controllo sull’evolversi delle cose anche più umili, come per l’appunto le verdure buttate via in una piazza di un mercato qualsiasi dopo che le bancarelle se sono andate via. «Tutto questo - conclude l’artista - fa parte della mia volontà di contaminare tra loro cose opposte o discordanti».
In un viaggio iperrealista e intimista insieme, pieno di colori eppure capace di trasmettere anche le tinte meno brillanti della precarietà. La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30 e il sabato dalle 17 alle 19.30. La domenica resterà chiusa.
E i soggetti immortalati dall’obbiettivo di Giorgio Conti sono la vera sorpresa: verdura o frutta gettata a terra, scarti dei banchi del mercato, meglio se schiacciati, calpestati e “sfigurati” dai piedi delle persone o dalle macchine, materiali che a uno sguardo frettoloso appaiono senza più anima e corpo ma che invece possono ancora parlare, raccontare, suggestionare. L’idea degli inusuali soggetti immortalati richiama il “Wabi-sabi”, visione del mondo giapponese fondata sull’accoglimento della transitorietà delle cose.
«In realtà - precisa Conti - in queste fotografie c’è anche una ricerca estetica e compositiva soprattutto intima e personale. In questo schiacciamento c’è un preciso riferimento, un vero e proprio “fil rouge” con il mio sentire». Dalle immagini emerge chiaramente infatti la sensazione di sentirsi sopraffatto, spappolato, dilaniato.
La mostra è frutto del viaggio della vita dell’artista che - racconta Conti - «è diventato per me una esperienza fortemente e intimamente correlata agli ambienti che ho perlustrato ed esplorato nella loro intima essenza». Con un obiettivo: «Avvicinare i soggetti ripresi il più possibile, anche nelle loro trasformazioni, per cercare di scoprire la loro anima più segreta».
A fare da sfondo a frutta e verdura alcune figure geometriche, chiaro rimando alla razionalità e a tutto ciò che cerca di imporre un ordine e quindi un controllo sull’evolversi delle cose anche più umili, come per l’appunto le verdure buttate via in una piazza di un mercato qualsiasi dopo che le bancarelle se sono andate via. «Tutto questo - conclude l’artista - fa parte della mia volontà di contaminare tra loro cose opposte o discordanti».
In un viaggio iperrealista e intimista insieme, pieno di colori eppure capace di trasmettere anche le tinte meno brillanti della precarietà. La mostra sarà visitabile dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 12.30 e dalle 16 alle 19.30 e il sabato dalle 17 alle 19.30. La domenica resterà chiusa.
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