Il Tirreno

Livorno

«Troppe battute e doppi sensi cambiamo nome alla Scopaia» L'idea del consigliere Borrelli

Juna Goti
«Troppe battute e doppi sensi cambiamo nome alla Scopaia» L'idea del consigliere Borrelli

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 LIVORNO. «Diciamocelo, non è che questo nome sia proprio il massimo: è oggetto di facili battute, fonte di sottili allusioni...». Così il consigliere di Città Diversa, Giovanni Borrelli, ha presentato una mozione alla circoscrizione 4 - quella guidata da Federico Pini (Pd) - per chiedere prima al consiglio di via Menasci, poi alla città di cambiare il nome del quartiere in cui vive da anni. Quale? La Scopaia.  «Sia chiaro - mette le mani avanti il consigliere - quello del nome non è certo il primo dei problemi. Anzi». E snocciola una serie di «priorità» elencate in un'interpellanza che porta la firma del leader di Città Diversa, Marco Cannito: «Perché non c'è un'area dedicata ai bambini? Perché non è stata prevista un'area ombrosa? E uno spazio riservato ai cani? Cosa si intende fare per garantire una maggiore sicurezza degli abitanti, ad esempio contro i furti? E contro l'eccessiva velocità dei mezzi sul viale Città del Vaticano?».  Ma subito dopo aggiunge: «Cambiare il nome per cominciare a cambiare tutto». Della serie: «Anche l'orecchio vuole la sua parte».  Così ecco che per le vie della Scopaia sono spuntati volantini che si lanciano in proposte alternative. Più chic o - tanto per restare in tema, fuori luogo - saranno i livornesi a dirlo. «Il nome Scopaia - scrive intanto Borrelli - appare non idoneo, se non ridicolo. Più attinente sarebbe chiamare la zona villaggio Europa (considerando che ogni strada porta il nome di un paese europeo diverso) o quartiere Felciaio, il maggiore dei corsi d'acqua che lo attraversano».  Sul sito della lista civica (www.cittadiversalivorno.it) è stato anche lanciato un sondaggio all'insegna - manco a dirlo - della partecipazione. L'obiettivo? «Partecipare alla scelta di una nuova denominazione e rivalutazione dei nostri quartieri».  Ci provò già qualche lettore del Tirreno, a fine anni Novanta, con i nomi di Corea e Shangai, considerati «proprio poco attraenti». Ma guai a mettere il dito tra un abitante e il suo quartiere. A Shangai, il nome, non solo se lo sono tenuto ben stretto, ma lo hanno addirittura personalizzato: con la Y (Shangay).  Ora tocca alla Scopaia. Il quartiere che ospita i palazzi residenziali e le famiglie figlie dei piani di recupero. Il quartiere dei giardini, delle nazioni europee e del viale - ironia della sorte - chiamato Città del Vaticano. «Un nome più consono - scrive Borrelli nella sua mozione - favorirebbe anche una valorizzazione dell'area. Il disagio che la definizione Scopaia arreca è evidente, essendo oggetto di facili battute. Alla fine non ci sarebbe da spendere niente: basterebbe cambiare qualche carta del Comune e i cartelli». Ci sono cittadini, dice lui, «che per evitare il nome dicono di abitare tra La Rosa e La Leccia». Ma saranno livornesi?

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di Redazione web